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Fenice: il patto tra cosa nostra e ‘ndrangheta con politica e imprenditoria

di Davide Pecorelli

Il 20 dicembre 2019, dopo mesi di indagini la DDA di Torino fa la sua mossa: scatta l’operazione Fenice. Centocinquanta militari della Guardia di Finanza eseguono l’ordinanza di custodia cautelare e, a fine giornata, si contano otto arresti e oltre duecento beni sequestrati. Tra i nomi spiccano quello di Roberto Rosso, assessore regionale piemontese e Mario Burlò, noto imprenditore torinese. Abbiamo deciso di leggere le carte giudiziarie per comprendere al meglio i meccanismi che, secondo la tesi dei magistrati, hanno portato cosa nostra e ‘ndrangheta a stringere patti di collaborazione con settori insospettabili della società piemontese.
Abbiamo deciso di leggere l’Ordinanza di Custodia Cautelare per comprendere al meglio i meccanismi che, secondo la tesi dei magistrati, hanno portato cosa nostra e ‘ndrangheta a stringere patti di collaborazione con un politico di primo piano e un imprenditore di successo.

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Bilancio di missione 2019-2020 – Libera Piemonte

Ci siamo chiesti se fosse il caso di redigere il nostro bilancio di missione, in questo momento così difficile e sospeso, nel quale le distanze ci hanno impedito, e ancora ci impediscono, di svolgere molte delle nostre attività.
Ci siamo risposti di SI, che comunque e sempre siamo comunità,una comunità alternativa alle mafie, che ha compiuto 25 anni,
e con tutti i limiti, continua ad impegnarsi per la giustizia,per i diritti, per sconfiggere le mafie e la corruzione.
Come ogni anno, questo bilancio è scritto a tante mani ed è solo una pennellata di quanto fatto e degli impegni futuri,
sapendo che la ricchezza delle attività dei presidi, dei coordinamenti, degli osservatori e delle realtà aderenti,
non si riesce a raccontare tutta in queste pagine.

Per questa ricchezza ringraziamo coloro che ogni giorno si impegnano

Ospedale di Alessandria: «Turbativa d’asta e corruzione” sono i reati ipotizzati nell’operazione ‘Molosso’

«Turbativa d’asta e corruzione” sono i reati ipotizzati nell’operazione ‘Molosso’, che ha portato la Guardia di Finanza a perquisire una trentina tra ospedali, Asl, aziende e abitazioni private. Interrotto, secondo l’accusa, un “malcostume diffuso, fatto di gare d’appalto truccate e di ipotesi di corruzione all’interno della sanità piemontese”.

Indagate 19 persone e 5 società, sono stati sequestrati conti correnti riconducibili a tangenti ricevute da un indagato. Ipotizzati danni al Servizio sanitario nazionale a vantaggio, di un’azienda torinese e di una multinazionale veneta leader nella fornitura di prodotti e apparecchiature mediche. Nel mirino alcuni appalti per la fornitura di camici e divise per medici e infermieri stilate per l’accusa per favorire la multinazionale.

All’ospedale di Alessandria le indagini avrebbero individuato la corruzione di un coordinatore infermieristico membro della commissione per l’appalto di prodotti e apparecchiature chemioterapiche, favorendo una specifica società.

In carcere sono finite 17 persone, 6 sono state poste agli arresti domiciliari e per 3 è stato disposto l’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria. Le indagini sono state condotte tra il 2017 e il 2018 dagli investigatori della prima divisione del Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia e dagli agenti delle Squadre mobili di Verona e Venezia. L’inchiesta è ancora in corso ed oltre alle persone colpite da misure cautelari ci sono ulteriori indagati. Il boss che gestiva l’organizzazione è Antonio Gardino, detto Totareddu, uomo vicino alla cosca Arena-Nicosia. Sono stati sequestrati 15 milioni di euro frutto di un’attività volta al riciclaggio ed allo spaccio di stupefacenti, con società fittizie che evadevano il Fisco e creavano provviste di denaro. Non un fenomeno mafioso tradizionale, ma organizzato con una rete di contatti nel territorio – come hanno sottolineato il procuratore di Venezia Bruno Cherchi e Francesco Messina, dell’Anticrimine – che ha coinvolto la municipalizzata veronese Amia per lo smaltimento dei rifiuti, che faceva circolare denaro, corsi di formazione, con due dirigenti che sono tra gli indagati.  Il denaro gestito nel Veronese giungeva dalla Calabria e veniva riciclato per lo più attraverso imprese edili, portando ai reati di riciclaggio, estorsione ed evasione fiscale. (Ansa)

23 maggio 2020: C.P.S. del Piemonte uniti!

Assemblea Nazionale di Libera in videoconferenza

BELLE FACCE. Le dirette di Libera su Instagram!

Belle facce è il nuovo format di Libera. A partire da giovedì 7 maggio alle ore 17.30 sulla pagina Instagram dell’associazione.Uno spazio di incontro con curiosità, storie e aneddoti per raccontare la funzione civile e sociale attraverso delle dirette con personaggi della cultura, della musica, della letteratura, dello sport e della società civile.

Trentaminuti di chiacchierata con un occhio su quello che ci circonda, trentaminuti per raccontarsi con onestà e leggerezza con il desiderio di guardarci dentro e realizzare puntata, dopo puntata, una comunità di Belle facce all’insegna della speranza e di una ritrovata umanità.

Dal 7 maggio 2020 alle ore 17,30 sul profilo Ig di Libera. Vi aspettiamo!

#Giustaitalia. Patto per la Ripartenza

Roma, 30 aprile 2020

Comunicato Stampa

#Giustaitalia Patto per la Ripartenza

Scarica qui il manifesto con i 18 punti

 

Un manifesto con 18 proposte concrete rivolte al Governo e al Parlamento per una società nuova, libera da mafie e corruzione Diritti sociali, Trasparenza degli appalti, Sostegno alle imprese al centro delle azioni del manifesto presentato da Libera insieme ad associazioni, organizzazioni sindacali, rappresentanti di enti locali e del mondo delle imprese. Luigi Ciotti: “La lotta contro la pandemia può e deve essere anche l’occasione per risanare la nostra democrazia!
Un manifesto per far ripartire l’Italia uscendo dalla cultura dell’emergenza e affermando quelle delle regole. #Giustaitalia, un “Patto per la Ripartenza” fondato sull’etica della responsabilità promosso da Libera con Avviso Pubblico, Legambiente, Arci, Rete dei Numeri Pari, Rete della Conoscenza, Fuci, Centro Studi Pio La Torre, Cooperare con Libera Terra, Acsi, Us Acli, Cngei, Fondazione Interesse Uomo, Cgil, Cisl, Uil.
Diciotto proposte concrete rivolte al Governo e al Parlamento, perché ascoltino la voce della società civile, del mondo del lavoro, delle imprese, degli enti locali, di tutti coloro che, hanno a cuore la ripartenza del nostro Paese nella legalità e nella giustizia sociale. Diciotto proposte suddivise in tre aree strategiche per mettere al centro i diritti sociali, assicurare la trasparenza nella gestione degli appalti, prevedere la tracciabilità del sostegno alle imprese , applicando bene e senza scorciatoie le norme che già esistono; garantendo diritti fondamentali, come il lavoro, la casa, il reddito, l’istruzione e la salute; lottando contro tutte le forme di povertà, a cominciare da quella educativa che colpisce le giovani generazioni; recuperando gli oltre 100 miliardi di euro sottratti annualmente alla collettività dall’evasione fiscale, per sostenere la nostra economia e ridurre il carico fiscale alle famiglie italiane.
L’Italia – scrivono le associazioni nel Manifesto- può ripartire davvero, dopo il lungo isolamento a cui è stata costretta dalla pandemia del Covid 19, solo se non si commettono gli errori del passato. Quelli che hanno trasformato ogni emergenza, dai terremoti alla gestione dei rifiuti fino al dissesto idrogeologico, in una nuova opportunità di arricchimento e di crescita del potere delle mafie e, più in generale, di quei sistemi criminali fondati sul disprezzo delle regole, la corruzione, l’accumulazione illecita di profitti, che già condizionano la nostra democrazia.
Voci autorevoli, come la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo , la Banca d’Italia e il ministero dell’Interno, hanno già segnalato i pericoli concreti a cui andiamo incontro, nella gestione degli appalti e delle risorse finanziarie. Mafie, corruzione, criminalità economica e ambientale sanno sfruttare l’allentarsi delle regole, in nome di una legittima urgenza ma approfittano anche dell’acutizzarsi delle povertà, per conquistare consenso sociale e riciclare i capitali accumulati illegalmente, anche attraverso l’usura.
““Giusta Italia”- commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera- perché non basta “aggiustare”: bisogna ripristinare giustizia, altrimenti il cambiamento si ridurrà ad adattamento. Le mafie uccidono – e lo sapevamo – ma oggi scopriamo che anche la corruzione e la privatizzazione dei beni comuni possono essere strumenti di morte. Non sarebbe così alto il numero delle vittime della pandemia se avessimo avuto un sistema sanitario più forte, in grado di monitorare, proteggere e curare con tutti gli strumenti necessari. E prima ancora politiche sociali in grado di garantire quei diritti che stanno alla base di una democrazia viva: il lavoro, la casa e la scuola. È necessario considerare le politiche sociali come un investimento, un volano di sviluppo non un costo da contenere. Ecco allora il senso di “Giusta Italia”. Senso di un impegno per costruire un futuro davvero nuovo. Non scambiamo per futuro il ritorno a una normalità malata! La lotta contro la pandemia può e deve essere anche l’occasione per risanare la nostra democrazia!” Aumentare le risorse in dotazione al Fondo per la lotta alla povertà educativa; sospendere, o in alternativa, ridurre drasticamente gli affitti regolati dal mercato; bloccare le procedure esecutive di sfratto; estendere il reddito di cittadinanza e realizzare, al tempo stesso, la costituzione di un reddito di emergenza; istituire un fondo di 5 miliardi di euro a sostegno degli enti locali, per garantire servizi fondamentali per la coesione sociale,  investimenti e occupazione sui territori; regolarizzare tutti i lavoratori e le lavoratrici migranti presenti in Italia, ma attualmente sprovvisti di un regolare titolo di soggiorno. E ancora applicare gli strumenti di assegnazione, anche in situazioni di urgenza, già previsti dal Codice degli appalti, senza ulteriori deroghe; prevedere meccanismi di controllo preventivo e incrociato sulle imprese attraverso l’utilizzo sinergico delle banche dati; escludere da qualsiasi beneficio le imprese oggetto di procedimenti penali per reati gravi (associazione a delinquere di stampo mafioso, corruzione, frode, delitti ambientali etc.) e quelle che pagano le imposte nei paradisi fiscali, pur operando in Italia. Infine garantire la tracciabilità dei flussi di risorse finanziarie destinate alle imprese e del loro utilizzo coerente, con l’indicazione conti correnti dedicati e l’assegnazione di un codice identificativo. Sono queste le principali azioni messe al centro del manifesto per far ripartire il Paese. Un patto di assunzione di responsabilità collettiva, per presentare al Governo e al Parlamento un elenco di proposte concrete per rilanciare l’economia, abbattere le
disuguaglianze sociale, combattere le diverse forme di povertà. L’Italia può, e deve, raccogliere questa sfida.

XV Giornata della Memoria e dell’impegno rinviata a Ottobre

Tedofori di memoria. Verso il 21 marzo 2020.

Tappa piemontese sabato 22 febbraio 2020

Alle ore 15, in  via Roma a Torino!

Operazione Jackpot. Per la criminalità organizzata un businness “pulito”, grazie al gioco d’azzardo “legale”: 38 arresti.

Roma, 11/02/2020 – Operazione Jackpot.
Il “Re di Roma Nord”, Salvatore Nicitra (il boss con la pensione di invalidità) guadagnava più di un casinò imponendo le sue slot e gestendo un giro d’usura e uno di estorsioni, sempre collegate al gioco formalmente “legale”.

(…)
<< Dal gioco d’azzardo, al toto nero, dalle scommesse clandestine all’usura, alle estorsioni, circondati da un’aura d’impunità, sino al business “pulito” delle “macchinette” (come vengono chiamate gergalmente negli ambienti criminali le slot machine ed i videopoker), sino a creare un proprio business attraverso i giochi d’azzardo online, questi alcuni degli affari che Salvatore Nicitra aveva fatto suoi nel corso di 40 anni di carriera criminale.
Ma come funzionava il business delle slot machine? Semplice, il sistema adottatto dai sodali di Nicitra consisteva nell’affiancare al gioco legale (quello autorizzato dai Monopoli di Stato) altre attività del tutto illegali. Una vera e propria imposizione, che veniva attuata mediante il “metodo mafioso“.

Salvatore Nicitra, “rivela” inoltre “la sua strategia per eludere il fisco italiano, creando dei ‘sottobanco’, ovvero canali di gioco paralleli non ufficiali che si collegano a siti internet stranieri, al fine di continuare con le giocate in nero“. Si legge ancora nell’ordinanza. In sintesi, per ottenere il numero di sale desiderato, Nicitra approfitta del fatto che i principali attori nello specifico settore del gioco d’azzardo, in passato, sono stati suoi collaboratori: “…Capito qual è la forza mia …. sono abbinato con tutti i rappresentanti dei siti più importanti che ci sono in Italia eh! e questi rappresentanti hanno lavorato tutti con me con i virtuali…” e comunque, si sottolinea nell’ordinanza, può fare leva sulla forza di intimidazione e sul conseguente assoggettamento che ne deriva verso tutti.

La banda di Nicitrà poi provvedeva a reinvestire il denaro guadagnato attraverso dei prestanome o fiduciari, in società e beni immobili, oggeto di sequestro da parte della magistratuira con un tesoretto di circa 15 milioni di Euro.
Dunque un vero e proprio boss, che ha attraversato 4 decenni della Roma criminale. Un prestigio che gli è costato la contestazione dell’aggravante mafiosa, contestata nel corso dell’Operazione Jackpot conclusa da Carabinieri e DDA ai 37 “soldati” del Re di Roma Nord.>>

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http://www.romatoday.it/cronaca/