Il Parlamento ha approvato all’unanimità la legge “Liberi di scegliere”, il provvedimento che introduce nuove forme di tutela per le donne e i minori che decidono di allontanarsi dai contesti mafiosi, rafforzando il percorso di protezione e di reinserimento per chi rompe con le organizzazioni criminali.
Grande soddisfazione è stata espressa da Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele, che ha definito il via libera del Parlamento «motivo di enorme gioia» per quanti, da anni, accompagnano donne, bambini e ragazzi nel difficile percorso di emancipazione dai clan.
«Ci sono leggi che parlano il linguaggio delle relazioni umane – ha dichiarato Ciotti –. Ogni buona legge dovrebbe farlo, ma alcune nascono proprio per riconnettere l’ordinamento con la vita delle persone. Questa legge è il risultato di anni di lavoro accanto a donne, bambini e ragazzi che hanno cercato libertà e dignità lontano dai contesti mafiosi di origine, affrontando minacce e rischi concreti».
Secondo il presidente di Libera, il provvedimento rappresenta una vera e propria «legge di civiltà», resa possibile anche dalla convergenza di tutte le forze politiche. Tra le novità più significative figura la possibilità del cambiamento anagrafico, considerata uno strumento essenziale per garantire sicurezza a chi teme di essere rintracciato e perseguitato dopo aver lasciato l’organizzazione criminale.
La normativa interviene su situazioni molto diverse tra loro. In alcuni casi, infatti, l’allontanamento dai contesti mafiosi avviene con un accordo all’interno della famiglia; in altri, invece, le donne e i loro figli devono essere protetti dalle possibili ritorsioni dei clan contrari alla loro scelta. Per questo, ha sottolineato Ciotti, la tutela della riservatezza e della sicurezza resta l’aspetto più delicato e urgente.
«Oggi si apre una fase nuova, piena di opportunità che non possiamo permetterci di sprecare», ha affermato il fondatore di Libera, invitando istituzioni e società civile a tradurre le disposizioni della legge in strumenti concreti che consentano alle persone coinvolte di costruire una vita autonoma e libera.
Ciotti ha inoltre ricordato come questo risultato sia il frutto di un lungo percorso maturato negli anni grazie alla collaborazione tra magistratura, forze dell’ordine, istituzioni e associazioni impegnate nell’accoglienza e nella protezione delle donne che hanno deciso di rompere con le famiglie mafiose.
Il presidente di Libera ha infine sottolineato anche il valore culturale della legge. Le storie di chi ha trovato il coraggio di ribellarsi ai clan, ha osservato, hanno dimostrato che è possibile spezzare il legame con la criminalità organizzata e hanno aperto una breccia all’interno degli stessi ambienti mafiosi, mostrando che la libertà può prevalere sulla paura e sui vincoli imposti dall’appartenenza familiare.
Nel suo intervento, Ciotti ha voluto ricordare anche Papa Francesco, che pochi mesi prima della sua morte aveva ricevuto in Vaticano una delegazione di donne fuoriuscite dai contesti mafiosi, incoraggiandole a non sentirsi sole. «Oggi – ha concluso – quelle parole risuonano ancora più vere e sono certo che Papa Francesco sorride insieme a noi».



