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Operazione Jackpot. Per la criminalità organizzata un businness “pulito”, grazie al gioco d’azzardo “legale”: 38 arresti.

Roma, 11/02/2020 – Operazione Jackpot.
Il “Re di Roma Nord”, Salvatore Nicitra (il boss con la pensione di invalidità) guadagnava più di un casinò imponendo le sue slot e gestendo un giro d’usura e uno di estorsioni, sempre collegate al gioco formalmente “legale”.

(…)
<< Dal gioco d’azzardo, al toto nero, dalle scommesse clandestine all’usura, alle estorsioni, circondati da un’aura d’impunità, sino al business “pulito” delle “macchinette” (come vengono chiamate gergalmente negli ambienti criminali le slot machine ed i videopoker), sino a creare un proprio business attraverso i giochi d’azzardo online, questi alcuni degli affari che Salvatore Nicitra aveva fatto suoi nel corso di 40 anni di carriera criminale.
Ma come funzionava il business delle slot machine? Semplice, il sistema adottatto dai sodali di Nicitra consisteva nell’affiancare al gioco legale (quello autorizzato dai Monopoli di Stato) altre attività del tutto illegali. Una vera e propria imposizione, che veniva attuata mediante il “metodo mafioso“.

Salvatore Nicitra, “rivela” inoltre “la sua strategia per eludere il fisco italiano, creando dei ‘sottobanco’, ovvero canali di gioco paralleli non ufficiali che si collegano a siti internet stranieri, al fine di continuare con le giocate in nero“. Si legge ancora nell’ordinanza. In sintesi, per ottenere il numero di sale desiderato, Nicitra approfitta del fatto che i principali attori nello specifico settore del gioco d’azzardo, in passato, sono stati suoi collaboratori: “…Capito qual è la forza mia …. sono abbinato con tutti i rappresentanti dei siti più importanti che ci sono in Italia eh! e questi rappresentanti hanno lavorato tutti con me con i virtuali…” e comunque, si sottolinea nell’ordinanza, può fare leva sulla forza di intimidazione e sul conseguente assoggettamento che ne deriva verso tutti.

La banda di Nicitrà poi provvedeva a reinvestire il denaro guadagnato attraverso dei prestanome o fiduciari, in società e beni immobili, oggeto di sequestro da parte della magistratuira con un tesoretto di circa 15 milioni di Euro.
Dunque un vero e proprio boss, che ha attraversato 4 decenni della Roma criminale. Un prestigio che gli è costato la contestazione dell’aggravante mafiosa, contestata nel corso dell’Operazione Jackpot conclusa da Carabinieri e DDA ai 37 “soldati” del Re di Roma Nord.>>

Leggi la notizia completa su:
http://www.romatoday.it/cronaca/

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