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Auguriamo un 2017 ricco di soddisfazioni! Con un occhio di riguardo alla ‘ndrangheta del Tortonese e dintorni…

IMG_20160321_101657Abbiamo appena concluso la ormai tradizionale raccolta fondi natalizia di Libera a Tortona, che quest’anno si è svolta per sostenere i progetti provinciali di contrasto al gioco d’azzardo patologico. Un doveroso e grato applauso, per lo splendido lavoro svolto, va senza dubbio al Presidio di Libera “Piersanti Mattarella” di Tortona ed al Comune di Tortona, che anche quest’anno ha voluto patrocinare l’iniziativa.

Il 2016 si è concluso ma, guardando indietro agli ultimi anni trascorsi e rileggendo le cronache giudiziarie recenti dal nostro territorio, è proprio Tortona a spiccare tra tutti i centri zona per quanto concerne la ricorrenza della parola ‘ndrangheta.

Ciò non è necessariamente da attribuire ad una presenza mafiosa più pervicace che in altri territori, anzi. Piuttosto forse ad una più attenta azione di contrasto e conseguente emersione del fenomeno. Sta di fatto che Tortona e tutto il basso Tortonese dovranno meritare, nel nuovo anno, buona parte della nostra attenzione. Ripercorriamone in sintesi le ragioni.

Era il settembre 2011 quando la Questura di Alessandria disponeva il sequestro di beni per cinquecentomila euro ad Antonio Maiolo, di Sale, per reati collegabili alla ‘ndrangheta. Una vita passata tra Sale e Tortona, 70 anni, risultava nullatenente. Si trattava del primo sequestro preventivo di beni effettuato in provincia di Alessandria su indizi relativi a persone che, secondo le indagini, erano collegate ad organizzazioni criminali. Maiolo oggi risulta condannato in via definitiva per 416bis, con sentenza confermata in Cassazione (Penale Sent. Sez. 5 – Num. 31666 – Anno 2015. Presidente: Lapalorcia Grazia. Relatore: Bruno Paolo Antonio. Data Udienza: 03/03/2015).

L’allora Questore Filippo Dispenza commentava così l’accaduto in conferenza stampa:”Nessun territorio italiano può dirsi esente da infiltrazioni di criminalità organizzata e l’indagine nei confronti del Maiolo lo dimostra: è durata diversi mesi ed estesa a tutto il territorio nazionale. L’operazione, oltre al fatto di essere intrinsecamente complessa è di assoluto rilievo in quanto si inquadra a pieno titolo nella strategia, ormai consolidata, di aggressione ai patrimoni che si presume siano frutto dell’attività criminale come strumento più efficace per il contrasto del fenomeno mafioso”.

Parole sante e che oggi diremo anche profetiche. Spiace solo sottolineare che quei beni in Comune di Sale, oggi confiscati in via definitiva, siano ancora lì inutilizzati, anche se le esigenze concrete ed i progetti di possibile riuso sociale ai sensi della L.109/96 certamente non mancherebbero. Speriamo solo di non dover attendere anche qui nove anni come per Cascina Saetta…

A tale proposito, nel febbraio 2012 nella vicina Bosco Marengo, sempre tra Alessandria e Tortona e proprio ad un paio di chilometri da Cascina Saetta (primo bene confiscato alle mafie in provincia), il Tribunale di Alessandria aveva disposto il sequestro di beni per circa un milione di euro riconducibili a Bruno Pronestì, che si era anche “dissociato”, ma che secondo l’accusa ricopriva il ruolo (“dote”, in gergo mafioso) di capo-locale della ‘ndrangheta del basso Piemonte, un territorio esteso dalla Valle Scrivia all’Albese. Arrestato nel mese di luglio del 2011 nell’ambito dell’operazione “Maglio-Albachiara”, accusato per associazione a delinquere di stampo mafioso, viene poi condannato in via definitiva con la stessa sentenza confermata in Cassazione il 3 marzo 2015, assieme a Maiolo ed altri. Dell’operazione Albachiara avevamo trattato in più occasioni.

Nell’aprile 2014 un altro “tortonese” approda alle cronache locali per legami con la ‘ndrangheta. Lo si apprende durante una conferenza stampa alla presenza del comandante della compagnia di Tortona Roberto Ghiorzi e del vice comandante della Guardia di Finanza di Tortona Antonio Iannotta e coinvolge un calabrese che per sei anni ha vissuto a Tortona in via Verdi: Antonino Ditto, originario di Seminara, ma che dal 2007 al 2013 aveva vissuto a Tortona. Nei confronti di Ditto viene emesso un provvedimento restrittivo della libertà personale. La polizia ritiene che sia uomo di fiducia della cosca Santaiti-Gioffrè. Il nome di Ditto era emerso nell’operazione che, nel 2013, aveva portato all’arresto a Castelnuovo Scrivia (anche qui un Comune del basso Tortonese) di Sebastiano Strangio, personaggio secondo l’accusa coinvolto niente meno che nella strage di Duisburg: la patente che Strangio aveva esibito alle forze dell’ordine che lo avevano fermato e poi riconosciuto come tale, era intestata a Ditto. Avevamo parlato di Strangio qui.

Antonino Ditto, nel 2007 era arrivato a Tortona assunto dalla azienda EdilDerthona del noto imprenditore tortonese Francesco Ruberto, titolare di numerose aziende nel campo dell’edilizia e del movimento terra.

Francesco Ruberto, oggi 52 anni, residente lungo la S.P. per Villaromagnano (Fraz. Mombisaggio), nel febbraio 2014 era stato anche lui sottoposto a provvedimento restrittivo della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza con obbligo di soggiorno. La richiesta di restrizione della libertà era stata effettuata dal Questore di Alessandria e rientrava nella fattispecie di cui all’art. 4 c. 1 lett. b D. Lgs. 159/2011, ovvero il Codice delle leggi antimafia, delle disposizioni in materia di documentazione antimafia e delle misure di prevenzione.

Nel giugno 2014 il comandante provinciale della Guardia di Finanza Antonio Borgia, durante la conferenza stampa di presentazione del dati sull’attività svolta nei primi cinque mesi dell’anno su tutto il territorio provinciale, sottolineava la vicenda che aveva coinvolto Francesco Ruberto come una di quelle di cui si era occupato maggiormente, e di cui si sta stava occupando ancora, il Gruppo di Tortona, a significare la grande attenzione che le fiamme gialle tortonesi stavano già mettendo per controllare i radicamenti mafiosi in quel territorio.

Era già nell’aria da tempo, ma nel febbraio 2015 arriva la notizia che la Direzione Investigativa Antimafia di Genova pone sotto sequestro numerosi beni immobili e mobili riconducibili ai fratelli Aldo ed Ercole Gaglianò, ritenuti affiliati alla famiglia Facchineri di Cittanova. Ne avevamo già parlato qui. I beni, sequestrati tra Tortona e Cittanova per un totale di circa due milioni e mezzo di euro, sarebbero secondo gli inquirenti di provenienza illecita e di valore sproporzionato rispetto alla situazione patrimoniale accertata. Giuseppe Gaglianò, padre dei due, era stato ucciso, a Genova, nel 1978, nell’ambito della “faida di Cittanova” che vedeva contrapposti la `ndrina “Facchineri” da un lato e quella “Raso-Gullace-Albanese” dall’altro, mentre il fratello Luciano era stato assassinato, sempre a Genova, nel 1991, da parte di esponenti della consorteria “Fiandaca-Emanuello”, propaggine della famiglia “Madonia”, di cosa nostra nissena. Si tratta peraltro della stessa cosca “Fiandaca-Emmanuello” di Genova a cui viene collegato Rosario Caci, soggetto a cui nel 2005 venne confiscato l’immobile oggi recuperato, anche grazie a Libera, e noto come Cascina Saetta a Bosco Marengo (in memoria del giudice Antonino Saetta e del figio Stefano, assassinati il 25 settembre 1988, proprio per ordine dei “Madonia”).

Nel 2015, scatta l’operazione “Triangolo”. Qui il nostro post dell’epoca.

A seguito di una serie di misure cautelari scattate con l’operazione Triangolo sul traffico illecito di rifiuti tra Lombardia, Piemonte e Liguria, risultava come del materiale contenente rifiuti venisse destinato alle cave del tortonese e in altri siti, in particolare a cantieri edili. Tra le molte conseguenze dell’inchiesta, al Gruppo degli imprenditori tortonesi Giorgio e Alberto Franzosi la Prefettura di Alessandria aveva disposto l’esclusione della cosiddetta “white list”, ovvero il registro delle imprese non sospettate di infiltrazioni mafiose. Il provvedimento della Prefettura aveva avuto come conseguenza anche la perdita di appalti pubblici in corso, come quelli del Terzo Valico dei Giovi. Dall’inchiesta emergevano, oltre al traffico dei rifiuti, anche legami con altre ditte già colpite da provvedimenti antimafia, come la Ruberto Srl. Tra le accuse rivolte ai Franzosi ci sarebbe infatti anche il conferimento, a seguito di un accordo stretto con Francesco Ruberto, di 2.880 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, dal 2001 al 2013. Esisterebbero quindi elementi che indicano la “sussistenza di interessi comuni tra i Franzosi e Francesco Ruberto, comprovate da una comune partecipazione nella società Effebigi Srl (essendone soci tanto Giorgio Franzosi quanto lo stesso Ruberto”). Il Tar del Piemonte, con sentenza pubblicata nel maggio 2016, ha respinto il ricorso presentato dalla Franzosi contro la mancata iscrizione delle ditte nel registro delle imprese non sospettate di infiltrazioni mafiose, ossia la cosiddetta white list.

Ma il 2016 nel Tortonese si era già aperto con le battute finali del processo, iniziato nel dicembre del 2012, nei confronti di un gruppo di calabresi: i fratelli Aldo ed Ercole Gaglianò, Maurizio Gerace e Francesco Ruberto. Nomi ricorrenti a Tortona…

I due fratelli vennero arrestati poco prima del Natale 2011 dagli uomini della GdF per un’estorsione ai danni di Andrea Iovino, commerciante di auto, per circa 20 mila euro: i due vennero ripresi mentre intascavano il denaro dalla telecamera di sicurezza proprio della casa di Aldo, situata a Vho (Frazione di Tortona). A Francesco Ruberto invece veniva contestata la intermediazione fittizia di beni. Il processo si era svolto in numerose udienze nel corso delle quali gli imputati avevano contestato le accuse, dichiarandosi innocenti o, per gli imputati minori, minimizzando la propria posizione. Addirittura i fratelli si erano dichiarati vittime della ‘ndrangheta che uccise il loro padre, negando qualsiasi vicinanza con la potentissima famiglia Facchineri di Cittanova, paese di origine dei Gaglianò e di Gerace (un esponente della famiglia Facchineri venne anche ucciso a fucilate a Castellar Guidobono, sempre vicino a Tortona).

Alla fine, mercoledì 18 dicembre 2016, è arrivata la sentenza. Aldo Gaglianò, 58 anni, abitante a Vho, risultato colpevole di tutti i capi d’imputazione, è stato condannato a 9 anni e 8 mesi di reclusione e 8 mila euro di multa (la richiesta era stata di 18 anni), il fratello 61enne Ercole, via Rinarolo, anche lui ritenuto responsabile di tutti i capi d’accusa ha avuto la condanna a 7 anni e 8 mesi e 6.800 euro di multa (richiesti 10 anni e 4 mesi); Gerace, 35 anni, già domiciliato lungo la statale per Sale, ritenuto responsabile di estorsione, ha avuto la condanna a 8 anni e 4 mesi e 5 mila euro (richiesti 10 anni) mentre Francesco Ruberto, oggi 52 anni, abitante alla frazione Mombisaggio, accusato di intermediazione fittizia, è stato condannato a 2 anni (richiesti 3). Per i principali imputati il tribunale ha riconosciuto l’aggravante mafiosa.

Il 2016 si chiude quindi con la stessa vicenda in odore di ‘ndrangheta con cui lo avevamo aperto, quasi a confermare il territorio Tortonese come nostro “sorvegliato speciale” per il 2017.

Nel frattempo il coordinamento provinciale di Libera Alessandria, assieme a Libera di Genova, sta studiando e seguendo da vicino le O.C.C. e le vicende collegate all’Operazione “Triangolo” del 2015 e alle successive “Alchemia” e “Arka di Noè” del 2016. Tutte operazioni con importanti risvolti di ‘ndrangheta che riguardano il Tortonese e la Valle Scrivia, e di cui ci siamo già occupati qui.

Ce ne occuperemo ancora…

BUON 2017 A TUTTI !

2 Comments on “Auguriamo un 2017 ricco di soddisfazioni! Con un occhio di riguardo alla ‘ndrangheta del Tortonese e dintorni…”

  1. #1 francesca deleo
    on Gen 12th, 2017 at 11:32 am

    buongiorno, vorrei sapereper cortesia se le persone citate nel vostro articolo sono state arrestate …se sono in prigione : Auguriamo un 2017 ricco di soddisfazioni! Con un occhio di riguardo alla ‘ndrangheta del Tortonese e dintorni…

  2. #2 liberaalessandria
    on Gen 12th, 2017 at 1:05 pm

    Ci scriva una email ad [email protected] possibilmente indicando un numero di telefono. La ricontatteremo volentieri.

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