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Aperte le iscrizioni al Corso operativo di Acquaponica a Cascina Saetta, dal 30/9 al 1/10

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FAI e Libera Alessandria insieme per Bosco Marengo. Con un testimonial d’eccezione!

ScreenshotDonCiotti«Sono due i motivi che mi portano a sostenere la campagna del FAI per la tutela e la valorizzazione del complesso monumentale di Bosco Marengo.

Il primo è la sua storia, la sua bellezza e il suo inestimabile valore artistico.

Il secondo è la prossimità con “Cascina Saetta”, bene confiscato alla mafia intitolato al giudice Antonino, che iniziò la sua carriera nella vicina Acqui Terme.

Il complesso monumentale e la cascina: intreccio di bello e di bene, etica e estetica legati dal comune filo di una memoria che vuole farsi impegno per la cultura, per l’ambiente, per il lavoro, per la libertà e dignità delle persone».

Luigi Ciotti

Scarica QUI il manifesto!

I LUOGHI DEL CUORE  del Fondo Ambiente Italiano 2016

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Operazione “Alchemia”: anche tre imprenditori implicati in provincia di Alessandria. De Raho: ‘Le cosche non tralasciano alcuna attività che produca ricchezza’. E sul senatore Caridi: ‘riferimento politico dei clan’

conferenza-alchemiaAntonio Caridi, il senatore del gruppo Gal di cui la Dda reggina aveva chiesto l’arresto nell’ambito dell’operazione “Mamma Santissima” e nei cui confronti ha chiesto un altro provvedimento nell’ambito dell’operazione denominata “Alchemia”, sarebbe il riferimento politico della ‘ndrangheta. Lo ha ribadito il procuratore capo della Dda reggina, Federico Cafiero de Raho, nel corso della conferenza  stampa. “Caridi – ha spiegato – e’ soggetto partecipe alla cosca Raso-Gullace- Albanese, ma e’ inquadrato nell’ordinanza del Gip come riferimento politico della ‘ndrangheta e non di una sola cosca”. Questa volta, però, il giudice per le indagini preliminari, pur riconoscendo il gravissimo quadro indiziario, non ha inteso emettere una misura cautelare, poiché la contestazione al Caridi è stata ritenuta assorbita, quanto alle esigenze cautelari, dalla precedente inchiesta “Mamma Santissima”.

Ma sono in generale le ‘ndrine di Cittanova e Palmi radicate al nord ad essere state colpite con l’inchiesta “Alchemia”, che ha coinvolto oltre 40 persone e portato al sequestro di beni per 40 milioni di euro. E nella rete di aziende che ruotavano attorno alle cosche calabresi, da tempo radicata in Liguria e basso Piemonte, come i “Raso-Gullace-Albanese”,  figurano anche tre imprenditori della provincia di Alessandria.

Si tratta di Giampaolo Sutto, genovese domiciliato di fatto a Trisobbio; Marianna Glutteria di Serravalle, formalmente titolare della Euroservizi Srl, impresa operativa nel settore delle pulizie, con sede a Serravalle Scrivia; e Orlando Sofio, di Novi. Sofio formalmente è dipendente della Euroservizi ma viene indicato dagli inquirenti quale “braccio destro e referente per il boss Gullace Carmelo”. Non solo, lo stesso Sofio era per la cosca ‘Raso-Gullace-Albanese’ il collegamento con la cosca denominata “Parrello-Gagliostro”. Le posizioni di ciascuno di loro sono al vaglio degli inquirenti e le responsabilità ancora da accertare.

Le accuse nei confronti degli indagati sono, a vario titolo, associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, intestazione fittizia di beni e società. La complessa attività investigativa ha permesso poi di documentare gli stretti rapporti e la sussistenza di interessi economici comuni tra la cosca “Raso-Gullace-Albanese” di Cittanova e quella dei “Parrello-Gagliostro” di Palmi, i cui affiliati gestiscono numerose società attive prevalentemente nel settore dei servizi di igiene ambientale. E’ stato, inoltre, eseguito il sequestro preventivo di beni mobili, immobili, depositi bancari di 21 società, la maggior parte delle quali con sedi in Liguria, Piemonte (tra cui quelle alessandrine), Lombardia, Lazio e Calabria, riconducibili alle consorterie mafiose per un valore complessivo stimabile in una quarantina di milioni di euro.

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I nomi, i sequestri e il video dell’operazione Alchemia su LACNEWS24

Operazione “Alchemia”, 42 arresti tra Reggio Calabria e Genova: interessi delle cosche sul Terzo Valico

1328010481001_5041353742001_5041346652001-vs19 luglio 2016. È scattata stamattina all’alba l’operazione “Alchemia”, coordinata dal procuratore di Reggio Federico Cafiero De Raho, dall’aggiunto Gaetano Paci e dai sostituti Roberto Di Palma e Giulia Pantano che hanno disposto anche numerose perquisizioni tra la Liguria, la Calabria, il Lazio e il Piemonte. Nel mirino della Direzione distrettuale antimafia gli affiliati alle famiglie mafiose Raso-Gullace-Albanese di Cittanova e Parrello-Gagliostro di Palmi.

I reati contestati ai 42 soggetti arrestati vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso al concorso esterno con la ‘ndrangheta passando per la corruzione e l’intestazione fittizia di società. La casa madre era sempre la Calabria, tra Cittanova e Palmi, ma il braccio stava in Liguria dove le cosche stavano investendo milioni di euro in appalti pubblici grazie al supporto di politici locali e nazionali ma anche di funzionari pubblici dell’Agenzia delle Entrate e della Commissione tributaria. Quarantadue arresti per ‘ndrangheta, di cui 36 in carcere, sono stati eseguiti stamattina dalle squadre mobili e dalla Dia di Reggio Calabria e Genova.

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Torneo dell’arcobaleno. Calcetto 5+1 con Libera e AVIS Valenza

torneo arcobaleno campo calcio

Nuova vita per Cascina Saetta, don Ciotti: “siate vigili, il nord è il futuro della mafia”

saetta-antonino-stefano-bigIn un clima di festa e commozione il 16 giugno 2016  si è inaugurata Cascina Saetta, alla presenza del presidente di Libera Luigi Ciotti,  del Sindaco di Bosco Marengo Gianfranco Gazzaniga, del Prefetto di Alessandria Romilda Tafuri, della Questura di Alessandria, dei comandi provinciali di Carabinieri e CFS, della deputata Cristina Bargero, del consigliere regionale Domenico Rossi, dei Comuni di Valenza e Alessandria, e di oltre 200 tra rappresentanti di associazioni, scout, cittadini e membri dei presidi di Libera Alessandria. Tutti insieme a festeggiare la liberazione definitiva del primo bene confiscato alla mafia in provincia di Alessandria, oggi diventato luogo di incontro, formazione, memoria (in particolare per le vittime a cui è dedicato, il giudice Antonino Saetta ed il figlio Stefano), ma anche luogo di sperimentazione e ricerca di nuove vie per l’autonomia e la dignità alimentare di tutti, con il progetto sull’acquaponica. Ma soprattutto simbolo concreto di una comunità che non vuole piegarsi ai tentativi di radicamento mafioso e che vuole riprendersi ciò che è “cosa nostra”.

RASSEGNA STAMPA e FOTOGALLERY

Radiogold

Alessandrianews

Il Piccolo

La Stampa

Libera Piemonte su youtube

 

IL COMUNICATO STAMPA DEL 10 GIUGNO 2016

Bosco Marengo (AL), inaugurazione bene confiscato alle mafie.
L’associazione Parcival di Alessandria che gestirà il bene e il Comune di Bosco Marengo a cui esso è stato destinato dall’Agenzia Nazionale per i beni confiscati, hanno diffuso l’invito ad associazioni, istitituzioni e cittadini per l’inaugurazione di “Cascina Saetta”, in frazione Donna, intitolato alla memoria di Antonino e Stefano Saetta, vittime innocenti delle mafie. La manifestazione è aperta a tutti e si terrà giovedì 16 giugno 2016 a partire dalle ore 18.00, nel corso dell’assemblea provinciale dell’associazione Libera di Alessandria, alla presenza della referente regionale Maria Josè Fava e del presidente nazionale di Libera don Luigi Ciotti. Si tratta di un avvenimento di elevato valore sociale ma anche simbolico, dopo le complesse vicende che hanno accompagnato l’annosa vicenda del recupero, in una situazione di degrado che sembrava ad un certo punto tradursi in una sconfitta per lo Stato democratico. Giovedì 16 si darà quindi il via ad un nuovo inizio per l’effettivo riuso sociale del bene e per il riscatto morale di un intero territorio del profondo nord, che nel suo piccolo ha scelto di non assistere passivamente ai tentativi di radicamento mafioso e ‘ndranghetista.

attenzioneper agevolare la sosta delle vetture private, dalle 17.30 alle 18.30 sarà attivato un servizio navetta dal parcheggio del complesso di Santa Croce in Bosco Marengo a Cascina Saetta, con rientro dalle 19.30

 

Vedi la mappa per raggiungere Cascina Saetta

 

Invito Cascina Saetta


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Arrestati i due autori dell’agguato “in stile mafioso” di Spinetta Marengo

1842618427_rsz_20160525_111558Volevamo che abbassasse la cresta”. Sarebbe questo il movente alla base dell’agguato nei confronti dell’imprenditore edile alessandrino, avvenuto la sera del 9 maggio, nei pressi del cavalcavia di Spinetta Marengo. La vicenda è stata ricostruita nei dettagli dalla compagnia di Alessandria e dal nucleo investigativo dell’arma a partire dal momento della sparatoria.
I due uomini, ritenuti responsabili dei colpi esposi con precisione da una 357 Magnum, sono stati arrestati: si tratta di Vittorio Ippolito Giacobbe, 28 anni, originario di Gioia Tauro ma residente nel bresciano e di Vito Sorrentino, 39 anni, siciliano, anch’esso residente in provincia di Brescia.

Sono accusati di tentato omicidio, tentata estorsione, porto e detenzione illegale di armi.
La sera del 9 maggio, verso le 19,20, una moto Yamaha di grossa cilindrata avvicina la Bmw dell’imprenditore, di ritorno dal cantiere in zona Fraschetta. A bordo della moto ci sono Sorrentino alla guida e Giacobbe, come passeggero, che impugna l’arma. Nel tratto del cavalcavia, all’altezza del centro Bellavita, dopo un breve scambio di battute, Giacobbe fa partire quattro colpi, che si vanno a conficcare nella portiera dell’auto e nel sedile. In seguito diranno agli inquirenti che non volevano ucciderlo, ma solo spaventarlo. L’imprenditore prosegue verso Alessandria e, subito dopo il cavalcavia, si ferma e chiama la centrale dei carabinieri. La moto devia bruscamente verso Novi ma, a causa del terreno ghiaioso e bagnato, perde aderenza e i due cadono. Giacobbe si da subito alla fuga, mentre Sorrentino tenta di tornare in sella della Yamaha, ma cade nuovamente dopo pochi metri. Abbandona anche lui il mezzo e si dilegua nella campagna. Nel frattempo arrivano le prime pattuglie dei Carabinieri, avvisate anche da alcuni automobilisti che a quell’ora transitavano in zona. Iniziano le ricerche dei due: i carabinieri, attraverso il numero del telaio della moto, alla quale era stata asportata la targa, individuano il proprietario: il mezzo era stato acquistato il venerdì precedente a quello dell’agguato in un concessionario a Brescia e risulta essere intestato a Vito Sorrentino.

Secondo le indagini coordinate dal nucleo investigativo, Vito Sorrentino, trova rifugio in Sicilia, presso parenti, nella zona di Calatafini.
La zona è quella dell’area archeologica di Segesta, distese di campi e pascoli, scarsamente abitata, e terra di latitanti. Per giorni i carabinieri, con l’aiuto dei militari del posto, tengono sotto controllo un’abitazione di un nipote del Sorrentino. Quando sono certi che il ricercato si trovi all’interno della casa, scatta il blitz. Sorrentino, nel frattempo, per sfuggire alle ricerche, aveva cambiato pettinatura e colore dei capelli. L’arresto avviene lunedì mattina, 23 maggio. Dopo un vano tentativo di fuga, l’uomo viene ammanettato.
Le indagini dei carabinieri proseguono per stabilire eventuali figure coinvolte in un agguato che gli inquirenti non esitano a definire “in stile mafioso”.
La precisione dei colpi sparati e l’arma usata fanno pensare all’opera di due “professionisti”, abili nell’uso delle armi. L’intento, secondo gli interrogatori, non era quello di uccidere l’imprenditore, ma di spaventarlo. “Possiamo dire però che è salvo per miracolo e che, fortunatamente, nessun altro è stato coinvolto visto che a quell’ora il tratto di strada è molto trafficato”, dice il comandante provinciale Enrico Scandone.
La risposta dei militari ad un atto grave “è stata immediata” e i carabinieri hanno “saputo mettere in campo risorse e competenze adeguate”.

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Il presidio Nunziante Scibelli, con UISP, tra i volontari de “la Gelsi”, la corsa podistica di Valenza

gelsi 2016 nonC.bmpLa corsa di Valenza dedicata a Grazia Di Marco nel 2016 compie dieci anni, la prima edizione si svolse nel mese di luglio del 2006, e vi aspetta tutti il 26 maggio 2016, come consuetudine il giovedì, la formula è sempre la stessa, con la corsa baby ad aprire la manifestazione: per i bambini delle elementari e i ragazzi delle medie, con la partecipazione speciale dei ragazzi dell’associazione Vivere Insieme accompagnati dai volontari (ore 19,30). A seguire l’ondata dei non competitivi (ore 20,00) con il classico percorso di Villarosa di km. 6
Alle 20,30 la gara competitiva  FIDAL degli otto impegnativi chilometri.
Come sempre ci sarà la zona expo con tanti banchetti, compreso quello del presidio di Libera Valenza
…e tante altre sorprese!

http://valenzarun.blogspot.it/

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“Trasparenza, appalti e grandi opere”. Seminario di aggiornamento per la P.A., promosso dal Presidio “Domenico Petruzzelli” di Novi Ligure.

Seminario appalti 13 maggio 2016