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Verso il 21 marzo nazionale a Foggia

E!stateLiberi! 2017 a Cascina Saetta: il video

Libera: il Bilancio Sociale nazionale 2016

Scrivere un bilancio sociale non è semplice quando lo “Stato sociale” nel suo insieme è penalizzato, malato, trascurato.
La deriva prosegue, come noto, da diversi anni (salvo misure “una tantum” che servono ad abbassare un po’ la febbre, non certo a curarne le cause): riduzione dei servizi e delle opportunità, mancanza di lavoro e crescita della povertà relativa e assoluta. E quel dato sulla disoccupazione giovanile che più di altri dovrebbe far riflettere sulla insostenibilità di un sistema incapace di generare speranza e dignità, complice diretto o indiretto – nella sua inerzia – della diffusione delle mafie e della corruzione.
Ecco allora che la scrittura di un bilancio sociale non può prescindere da una più ampia analisi della situazione di un Paese. Non può chiudere gli occhi su una politica che, salvo eccezioni, ha smesso d’incontrare le persone per cercare gli elettori, né tacere lo scandalo di un’economia asservita in gran parte alle leggi del potere e del profitto invece che a quelle della coscienza e del bene comune. Così come deve ricordare che dietro ogni dato, ogni statistica, ogni “sofferenza” del capitale finanziario, ci sono le sofferenze reali delle persone, le loro speranze tradite, la loro dignità calpestata.
L’impegno sociale deve muovere da questa consapevolezza se non vuole limitarsi a una solidarietà certo virtuosa ma sterile, incapace di generare cambiamento e giustizia sociale.
È questa consapevolezza che anima da più di vent’anni il cammino di Libera, il suo sapersi non fine ma mezzo, il suo piccolo ma ostinato contributo per costruire un Paese dove l’onestà, la corresponsabilità, la dignità sociale e economica siano non solo di casa ma pane quotidiano della nostra vita e del nostro impegno di cittadini.
Le pagine seguenti sono appunto testimonianza di quest’impegno che attraversa le nostre vite e che, ci auguriamo, ne incontri e “contagi” tante altre, come quelle dei giovani che nell’ultimo anno sono cresciuti nei vari ambiti dell’associazione portando dovunque un prezioso contributo di passione e creatività. Protagonisti di un cambiamento che richiede però a tutti di metterci di più in gioco. Perché solo insieme possiamo cambiare le cose, solo insieme il desiderio di cambiamento diventa forza di cambiamento.

don Luigi Ciotti

Sgomberi: Libera, bene idea usare beni confiscati

(ANSA) – ROMA, 27 AGO – “Davanti all’emergenza e alla gravita’ dei fatti di questi giorni ben venga la proposta del Viminale”: cosi’ Libera, associazione contro le mafie, commenta all’ANSA l’ipotesi di utilizzare i beni confiscati alla criminalita’ organizzata per le linee guida sugli sgomberi degli edifici occupati di cui si discutera’ domani al Viminale. L’associazione di don Ciotti ricorda che “i beni immobili confiscati alle mafie – laddove possibile – possono essere assegnati dai comuni per le finalita’ abitative, una destinazione che rientra nei casi di riutilizzo pubblico gia’ previsti dalla legislazione vigente”. “Del resto – precisa – tale soluzione e’ gia’ possibile tanto che alcuni Comuni lo stanno gia’ facendo, soprattutto in quelle citta’ ad alta densita’ abitativa e dove i beni immobili confiscati sono numerosi. A supporto e per favorire questi interventi specifici di edilizia abitativa, nel 2015 il ministero delle infrastrutture aveva previsto lo stanziamento per tre anni di complessivi 18 milioni di euro a favore dei comuni capoluogo di Regione o ad alta tensione abitativa”

In provincia di Alessandria già disponibili da un anno due confische a Sale. COSA ASPETTIAMO?

 

 

 

EstateLiberi a Cascina Saetta. Incontro di formazione su ecoreati e corruzione nel nostro territorio

Non ci basta più una qualsiasi verità

Quel 19 luglio eravamo a Eaubonne, Comune francese poco a nord di Parigi, in una route estiva dell’Agesci Alessandria 1. Ospiti in una sede degli Scout de France, stavamo per ripartire alla volta di Parigi con la linea dell’RER, quando uno dei responsabili del gruppo scout francese ci viene incontro. Ricordo ancora benissimo quel viso cupo, di quelli che vedi quando ti devono annunciare la scomparsa di una persona cara:

“Une bombe à Palerme … Ils ont tué Borsellino!”

Noi rimaniamo lì, doppiamente inebetiti. Per l’attentato senz’altro, ma forse soprattutto per la partecipazione così intensa da parte di una persona straniera (seppure scout come noi), in un paese straniero (seppure così vicino), che non ci aspettavamo di vedere così sconvolta per un fatto che noi, ragazzi ventenni italiani cresciuti tra i morti ammazzati da stragi di terrorismo e di mafie, avevamo imparato a percepire come quasi normale.

Quasi normale”…. A dirlo oggi un po’ c’è da vergognarsi, ma fino ad allora bisogna ammettere che in molti casi era stato purtroppo così. Ci si abitua a tutto, soprattutto se vivi per vent’anni con la cronaca nera in prima pagina. E anche questa volta forse ci si sarebbe aspettati che una qualsiasi verità, magari un altro scontato “… Se l’è cercata lui” sibilato dal politico di turno, per molti sarebbe stato sufficiente per accettare anche questa ennesima uccisione.

Ma quella volta fu diverso.

Qualcosa cambiò per sempre la storia della Sicilia, del nostro Paese e del nostro sentire di Italiani. Il 19 luglio del 1992 è una data che non si può dimenticare, è incisa nelle nostre coscienze.

Quel giorno morirono Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Ma quel giorno tanti si sentirono colpiti e feriti. La strage di via D’Amelio suscitò una reazione forte e decisa da parte di molte persone che proprio da quel giorno decisero di non arrendersi. Compreso il sottoscritto.

Fiammetta Borsellino, in una intervista rilasciata di recente, ci ha consegnato un messaggio: “Vogliamo la verità, non una qualsiasi verità”.

Noi vogliamo essere al suo fianco nella richiesta di verità e giustizia, come vogliamo esserlo al fianco dei tanti familiari che ancora oggi non conoscono il perché di tanto dolore.

 

Carlo Piccini – referente provinciale Libera Alessandria

Formazione di Libera Alessandria 2017-2018: “Diritti umani negati, immigrazione e criminalità organizzate”. Primo appuntamento venerdì 14 luglio 2017

L’associazione ACCORCIAMO LE DISTANZE ONLUS di TORINO ha invitato per un ciclo di conferenze ed incontri in Piemonte il giovane avvocato Mamadù Serifo Djalò, della Guinea Bissau.

Dopo le prime tre serate a Torino e provincia torinese (in collaborazione con AMNESTY INTERNATIONAL e LIBERA), l’avv.Djalo sarà ad Alessandria, presso la CASA DI QUARTIERE in via Verona 116, venerdì 14 luglio alle 21.30, per parlarci di DIRITTI UMANI (NEGATI) ed IMMIGRAZIONE.

Hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, oltre alla COMUNITA’ DI SAN BENEDETTO AL PORTO che ospita l’evento, le associazioni NEED YOU ONLUS, L’ULIVO E IL LIBRO, LIBERA ALESSANDRIA, CAMBALACHE APS, COOMPANY COOPERATIVA SOCIALE, che interverranno nel corso della serata.

Mamadu Serifo Djalo è nato in Guinea Bissau nel 1982 e si è laureato in Giurisprudenza nel 2015 ma a partire dal 2008 è attivo in diverse associazioni e gruppi impegnati sul fronte della lotta all’AIDS, dell’accesso alla giustizia e soprattutto dei DIRITTI UMANI. Dal 2015, infatti, coordina il gruppo sui Diritti Umani promosso dal Tribunale di Bissau, capitale del piccolo Stato dove vive e lavora come avvocato in uno studio associato.

Il tema, sempre più scottante, dell’immigrazione e soprattutto di quell’immigrazione provocata dalle guerre, dalle dittature, dalle violazioni dei diritti umani che affliggono tanta parte dell’Africa, verrà affrontato da una prospettiva diversa rispetto al solito. Non il punto di vista dei Paesi che “accolgono” (o che dovrebbero accogliere) migranti, profughi, rifugiati e richiedenti asilo, ma dal punto di vista di chi fugge o cerca di fuggire da quelle realtà.

Le Associazioni che hanno aderito e contribuito ad organizzare la serata, pertanto, invitano la cittadinanza a partecipare ed intervenire.

“OSSA”: a Tortona i canti siciliani raccontano Placido Rizzotto

Anticorruzione Pop. Il primo libro sulla corruzione che non parla di corrotti, ma di te

Martedì 13 giugno è uscito in tutte le librerie Anticorruzione Pop. È semplice combattere il malaffare se sai come farlo, di Leonardo Ferrante e Alberto Vannucci. Edizioni Gruppo Abele.
«Troppo facile continuare a lamentarci della corruttela della classe politica, […] oltre le proteste sterili si possono avviare piccole riforme del nostro modo di stare in società […] non dimenticare mai che le tue scelte di consumatore e cittadino possono incidere per davvero». Il libro sarà presentato in anteprima nazionale il prossimo giovedì 22 giugno alle ore 15, alla Certosa 1515 del Gruppo Abele, Avigliana (TO ), in occasione dell’apertura della Scuola Common, alla sua seconda edizione.
Il Libro
Perché Anticorruzione pop? Perché parla della popolazione tutta, non solo di corrotti e corruttori; perché è scritto con un linguaggio semplice ma rigoroso; perché attinge a piene mani dall’ immaginario popolare; perché è rivolto a tutti e perché nella battaglia contro la corruzione si può vincere soltanto insieme, grazie a un’azione popolare diffusa sul territorio.
Il libro è un primo tentativo di connettere riflessioni, modelli, analisi e proposte fino a oggi sviluppate  indipendentemente le une dalle altre, ma tutte accomunate da un comune bisogno: porre fine al sistema corruttivo che mina la base del nostro Paese. Se corrompere (dal latino cum-rumpere) significa spezzare, dissolvere e quindi tradire il legame di cooperazione tra le persone, l’anticorruzione civica si traduce in cum-reparare, ovvero riparare assieme. Questo agile manuale fornisce un metodo per la formazione di comunità monitoranti, che diventano luogo naturale di maturazione di un pensiero critico necessario nei confronti di qualsiasi potere pubblico, con l’obiettivo di tenere lontana la cosa pubblica da corrotti e corruttori attraverso il controllo diffuso.
Sinossi
Nella vita quotidiana le persone sperimentano tre realtà: potere delegato, accordi sociali e mondo degli scambi. La scelta del singolo di come usare tali strumenti collettivi può innescare un sistema corruttivo o creare una «contro-società degli onesti». La via della corruzione porta all’abuso di potere, al tradimento della fiducia che rompe il patto sociale e allo scambio occulto. L’altra via percorribile, che il manuale insegna a riconoscere, fa inceppare il meccanismo del malaffare. Esistono «prassi molto concrete di forme di non-cooperazione (o non-collaborazione) con la corruzione», la cui forza sta nella partecipazione popolare. Sfruttando gli strumenti già esistenti di coinvolgimento civico, di cui ogni cittadino ha il dovere di avvalersi, gli autori definiscono un modello, costruito in dieci passi, la Bussola Common, in grado di spiegare come formare, appunto, le comunità monitoranti.
Gli autori
Leonardo Ferrante, referente nazionale del settore Anticorruzione civica e cittadinanza monitorante delle associazioni Libera e Gruppo Abele. Dal 2012 al 2015 è stato coordinatore scientifico della campagna contro
il malaffare Riparte il futuro.
Alberto Vannucci, professore di Scienza politica presso l’Università di Pisa, da anni si occupa di studi e ricerche sulla corruzione. Ha scritto, tra l’altro, Mani impunite. Vecchia e nuova corruzione in Italia (con Donatella della Porta, Laterza, 2007), The Hidden Order Of Corruption (con Donatella della Porta, Ashgate, 2012) e Atlante della corruzione (Edizioni Gruppo Abele, 2012).
Il libro sarà tra i materiali di studio della Scuola Common, organizzata da Libera, Gruppo Abele e dal Master APC dell’Università di Pisa.

Venerdì 16 giugno: conclusione progetto “Io non Gioco”, con Slot Mob e dibattito sull’azzardo patologico

Venerdì 16 giugno 2017 presso il Caffè Marini verrà organizzato il 3′ SlotMob di Alessandria, a conclusione del Progetto “Io non gioco: una scommessa vincente”.
Il Progetto ha avuto inizio 3 anni fa grazie al contributo di Fondazione SociAL, nell’ambito del Bando 2014, con lo scopo di combattere la dipendenza da gioco d’azzardo patologico – GAP – attraverso la formazione/prevenzione negli Istituti Scolastici del territorio ed uno sportello di ascolto dedicato.
La formula dello SlotMob ha principalmente scopo conviviale e divulgativo: durante l’aperitivo si trascorre una serata in compagnia informando sui rischi per la salute del gioco d’azzardo patologico e sugli obiettivi raggiunti dal Progetto. Partecipare all’evento significa soprattutto premiare i locali che hanno scelto, per ragioni etiche, di non installare slot machines rinunciando, quindi, ai facili introiti derivanti dal gioco d’azzardo, ormai un peso troppo spesso insostenibile sulle spalle di migliaia di malati di GAP e delle loro famiglie.

All’interno dell’evento è previsto un momento di dibattito pubblico con interventi a più voci a cui sono stati invitati i rappresentanti di tutte gli schieramenti politici che comporranno il futuro Consiglio Comunale, per interrogarci insieme anche sugli strumenti che l’Amministrazione ha a disposizione per il contrasto al GAP e su come intenderanno affrontare il problema a Palazzo Rosso.
La serata sarà organizzata nel modo seguente:
Ore 19 aperitivo al Caffè Marini con giochi e intrattenimento
Ore 20,30 dibattito presso la sala Ferrero del Teatro Comunale.
Alle 22 si potrà rientrare al Caffè Marini per concludere la serata con Rico Sound – live music.
La cittadinanza è invitata a partecipare.

Un ringraziamento a tutti i partner e associazioni che ci hanno sostenuto perché senza di loro nessuna delle iniziative messe in cantiere in questi anni sarebbe stata possibile! Grazie anche a Giulia Juanita Vuillermoz Tugues per la grafica…