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21 marzo 2019 a Novara, terra di confine. In 250 anche dalla provincia di Alessandria

Il 21 marzo 2019 si è tenuta la ventiquattresima edizione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, ricorrenza che segna la storia di Libera, nata nel 1995 in risposta al periodo delle stragi mafiose. A livello nazionale Libera ha vissuto la Giornata della Memoria e dell’Impegno nel Triveneto e più precisamente a Padova, mentre a livello regionale la scelta è ricaduta su Novara, provincia nella quale esiste dal 2007 un coordinamento dell’associazione.

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Anche Libera Alessandria ha partecipato, con una delegazione di 250 persone, prevalentemente scuole, tra cui il Liceo Saluzzo, l’I.T. Fermi e la secondaria di 1° grado Manzoni di Alessandria, l’I.T. Marconi di Tortona, delegazioni delle scuole da Ovada e Acqui, oltre all’Agesci Alessandria 1 e Alessandria 3.  Ma gli oltre 1000 nomi delle vittime innocenti sono stati anche ricordati nelle scuole e nelle piazze della provincia, ancora ad Alessandria, a Novi Ligure e a Casale Monferrato.

Ma perché il 21 marzo a Novara? A oggi non si registra nessuna operazione antimafia dedicata al territorio novarese, pur non mancando novaresi condannati per 416-bis o per concorso esterno in associazione mafiosa, oltre a diversi casi di estorsione e usura, spesso perpetrati con modalità criminali molto vicine a quelle mafiose, di prostituzione e di reati ambientali gravi, con tanto di collegamenti con la ‘ndrangheta. Molti di essi riguardano il mondo delle cave, settore economico di rilievo in provincia di Novara nel cui ambito si consuma nel 2010 il fatto che segna la svolta nella percezione della presenza criminale nell’opinione pubblica locale: l’omicidio di un imprenditore di Romentino (NO) compiuto con modalità paramafiose.

Il 2010 è anche l’anno dell’operazione Crimine-Infinito, che a luglio conduce dietro alle sbarre circa trecento affiliati alla ‘ndrangheta tra Calabria e Lombardia, nel cui troncone sono presenti anche i tre novaresi Rocco Coluccio, Carmine Verterame e Fabrizio Parisi (quest’ultimo residente a Ghislarengo, comune del vercellese al confine con la provincia di Novara, ma braccio destro di Verterame): tutti e tre verranno condannati per associazione mafiosa. Coluccio in particolare è identificato dalle carte processuali come figura di spicco negli ambienti criminali non solo lombardi ma anche novaresi, rivestendo il ruolo di responsabile di un gruppo ‘ndranghetista nel Novarese.

La conseguente domanda è scontata: chi sono gli altri affiliati? Una domanda che non trova risposta neanche con l’operazione Minotauro e le successive operazioni figlie, che negli anni successivi scoperchiano un altro vaso di pandora, quello piemontese. L’assenza di Novara suscita diversi interrogativi, riguardanti non solo i motivi dell’esclusione ma anche il più classico dei luoghi comuni sui novaresi: sono più piemontesi o più lombardi, in questo caso dal punto di vista criminale? La risposta la dà con un’immagine significativa Rocco Marando, uno dei pentiti chiave di Minotauro, rivelando come nella spartizione degli interessi sulla costruzione dell’autostrada Torino-Milano «la parte al di qua di Novara era di quelli di Volpiano (Marando apparteneva alla locale di Volpiano), la parte al di là era dei milanesi»: Novara è il confine.

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