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Il Comune di Alessandria aderisce ad Avviso Pubblico e proroga a fine mandato i lavori della Commissione Speciale per la Legalità

182586933_comune_palazzo_rossoALESSANDRIA – La scorsa settimana – esattamente nel corso del Consiglio Comunale dello scorso 26 febbraio, il Comune di Alessandria ha aderito ad “Avviso pubblico – Enti Locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie”. Fosca Nomis e Maria Josè Fava danno il loro sentito benvenuto.
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“La scelta di Lea” il librio di Marika Demaria, giornalista di Narcomafie

COMUNICATO STAMPA

LOCANDINALiberaSabato 28 febbraio 2015, presso il Circolo Arci il Borgo di Ovada, alle ore 17.00 verrà presentato il libro “La scelta di Lea” scritto da Marika Demaria, giornalista di Narcomafie.

Lea Garofalo è stata una donna coraggiosa: stanca di vivere in un contesto di ‘ndrangheta, ha rotto con il marito e con la famiglia di origine ed è diventata testimone di giustizia. Scelta che ha pagato con la vita: il 24 novembre del 2009 è stata infatti sequestrata, uccisa con un colpo di pistola e bruciata.

Di lei sono rimasti 2800 frammenti ossei, in tutto 1kg e 300gr.

La sua vicenda viene raccontata con cura e passione da Marika Demaria, che ripercorre gli anni difficili e solitari del programma di protezione, le testimonianze sui traffici di stupefacenti e gli omicidi tra Calabria e Lombardia, la testimonianza della figlia Denise contro il padre, gli zii ed il fidanzato.

Dall’ inchiesta dell’autrice emerge una realtà fatta di criminalità organizzata ma anche di scarsa presenza dello Stato dal quale Lea e Denise si sono sentite abbandonate.

All’incontro, organizzato dal presidio di Libera Antonio Landieri di Ovada con il patrocinio del Comune, sarà presente l’autrice; l’iniziativa fa parte de i 100 PASSI di Libera Alessandria verso il 21 marzo, XX GIORNATA DELLA MEMORIA E DELL’IMPEGNO PER LE VITTIME INNOCENTI DI MAFIA, che quest’anno si svolgerà a Bologna sabato 21 marzo.

Per la cena che seguirà la presentazione, contattare la referente del presidio Anna Bisio al seguente indirizzo

[email protected]

 

Operazioni “Gufo 2013” e “Lupicera”: altri due arresti di ‘ndrangheta a Tortona

C’è anche la provincia di Alessandria nell’ambito di un’inchiesta della Guardia di Finanza che ha portato in questi giorni all’arresto di sedici persone. I militari hanno compiuto gli arresti nelle province di Reggio Calabria, Bologna, Alessandria, Palermo, Modena, Parma, Genova, Milano e Pavia.

I soggetti (prevalentemente di origine calabrese) sono collegati alle “ndrine” degli Avignone e dei Paviglianiti, rispettivamente di Taurianova e di San Lorenzo, in provincia di Reggio Calabria. L’ipotesi di reato contestata è quella di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, con l’aggravante del fine di agevolare associazioni mafiose. Nel corso delle indagini, condotte dalle fiamme gialle di Firenze, sono stati sequestrati 280 chili di cocaina purissima per un valore di oltre 43 milioni di euro.

Le operazioni hanno smascherato un’organizzazione specializzata nel trasporto di cocaina dal sudamerica nascosta nei doppi fondi di container con carichi di copertura, in particolare banane e marmi, che dal Perù e dall’Ecuador, attraverso i porti di Gioia Tauro e Genova, venivano poi autotrasportati e immagazzinati nel Nord Italia.

Due fratelli pregiudicati, residenti a Tortona, tra gli arrestati: sono Paolo Attisano 40 anni, autotrasportatore, e il fratello Fabio 29 anni. Tra le basi operative del traffico di stupefacenti, secondo gli inquirenti, figurano proprio i capannoni dei fratelli Attisano.

Ritornano le confische per i Gaglianò di Tortona

Ad alcuni anni di distanza dalle condanne del 2007, dai primi provvedimenti di sequestro del 2010, seguiti del successivo dissequestro del 2011, un nuovo arresto per estorsione sempre nel 2011, ora beni per due milioni e mezzo di euro sono stati nuovamente confiscati dalla Dia di Genova ai fratelli pregiudicati Aldo ed Ercole Gaglianò, che la Corte d’Appello di Reggio Calabria indica essere stati affiliati alla famiglia Facchineri (‘ndrangheta) fin dagli anni ottanta.
Il fatto è stato reso noto lo scorso 13 febbraio 2015. Tuttavia, pur riconoscendo l’indole violenta dei due pregiudicati ed il loro legame con la ‘ndrangheta (interessante leggere sulla sentenza il passaggio di sfumature tra i concetti di “appartenenza” e “partecipazione” all’associazioe mafiosa), nessuna misura antimafia è stata emessa a loro carico in quanto, si legge nella sentenza, il fatto che i due risiedano da molto tempo al Nord, non consente che sia sufficientemente provata l’attualità dell’apparteneza al sodalizio mafioso e quindi l’attualità della loro pericolosità in quanto mafiosi.Ville Gaglianò confiscate a Tortona
Un ennesimo caso di giustizia altalenante e contraddittoria per i fatti di mafia del Nord. Per altro con lo stesso provvedimento sono arrivate anche nuove e pesantissime confische (immobili, auto di lusso, conti correnti) a carico dei due e dei loro famigliari, tra Tortona, in provincia di Alessandria e Cittanova, Reggio Calabria.
Il padre dei due, Giuseppe, fu ucciso a Genova nel 1978 nell’ambito della “faida di Cittanova” che contrapponeva la ‘ndrina Facchineri a quella Raso-Gullace-Albanese (ancora oggi ben radicati in Liguria e basso Piemonte), e un fratello, Luciano, venne assassinato nel 1991, sempre a Genova, da esponenti del clan mafioso siciliano Fiandaca-Emmanuello (quelli del bene confiscato a Bosco Marengo), ritenuto legato alla famiglia gelese dei Madonia (mandanti dell’omicidio del giudice Antonino Saetta e del figlio Stefano – nato ad Acqui Terme – nel settembre del 1988).
Per Aldo e Ercole Gaglianò la Corte di Appello di Reggio Calabria ha disposto la confisca dei beni, ritenuti di provenienza illecita e di valore sproporzionato rispetto alla situazione patrimoniale accertata e quella reddituale loro, delle mogli e dei figli.
Nei mesi scorsi, proprio i legami portati alla luce dalla Questura di Alessandria tra i fratelli Gaglianò ed il noto imprenditore tortonese Francesco Ruberto, avevano portato  quest’ultimo ad essere sottoposto ad un provvedimento di sorveglianza speciale per presunti legami con la ‘ndrangheta ed all’obbligo di soggiorno per 3 anni nel Comune di Tortona.

Commissione Legalità: la relazione finale

roberto-massaro1-275x300-150x150Si è concluso dopo un anno e mezzo il lavoro della Commissione Legalità del Comune di Alessandria presieduta da Roberto Massaro.
Leggi l’articolo sul sito AL10 Alessandria:  http://l10alessandria.liberapiemonte.it

A due passi da casa: la maxi operazione “Aemilia”

aemilia3Maxi operazione dei carabinieri contro la ‘ndrangheta cutrese in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia. Migliaia i carabinieri impiegati. Centodiciassette gli arresti disposti dalla magistratura di Bologna. Altri 46 provvedimenti sono stati emessi dalle procure di Catanzaro e Brescia, per un totale di oltre 160 arresti. L’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Emilia Romagna ed in altre regioni nell’ambito della quale è in corso l’operazione dei carabinieri coordinata dalla Dda di Bologna ha portato in Calabria al fermo di 37 persone.
Leggi l’articolo completo su:
https://antonellamarazziti.wordpress.com/2015/01/29/maxi-operazione-aemilia/

PADRONI DELLE NOSTRE VITE, la vera storia di Pino Masciari

Martedì 27 Gennaio, ore 21 – CineTeatro

PADRONI DELLE NOSTRE VITE, la vera storia di Pino Masciari
TURE MAGRO e dieci attori virtuali

Adattamento e riduzione: Ture Magro, Emilia Mangano – Progettazione Scena: RM Architettura – Produzione video: StudioNois – Postproduzione: Bruno Urso, Fabrizio Urso – Fotografia video: Giuseppe Consales – Regia: Ture Magro
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Un attore in scena, tre maxi schermi a delimitarne lo spazio scenico e un’interazione continua tra realtà e finzione. Un ricerca che funziona, tra cinema e teatro con una forza recitativa coinvolgente che rende la  visione fluida e di grande impatto emotivo. Partendo da una storia vera, quella di Pino Masciari, imprenditore calabrese che ha combattuto la ‘ndrangheta puntando il dito contro mafiosi e politici, lo spettacolo è un atto di denuncia contro il potere criminale in genere. Il racconto vibrante e intenso della lotta di un uomo per l’affermazione dei propri diritti: di lavoratore, di padre, di uomo.
Lina Wertmüller ha definito Padroni delle nostre vite “uno spettacolo eccellente, da far girare ovunque”. Un testo che indaga un capitolo fondamentale della nostra storia.

Ingressi: intero 15 euro / ridotto 10 euro

I soci Equazione e i sostenitori di Libera potranno acquistare il biglietto a 5 euro.

http://www.piemontedalvivo.it/archivio/eventi/scheda/1276/padroni-delle-nostre-vite/valenza/

Nicodemo Ciccia: una carriera fulminea nella ‘ndrangheta del Nord

Torino, 17 gennaio 2015.
Mangiavano pane e bevevano champagne, giuravano su Osso Mastrosso e Carcagnosso, i tre cavalieri spagnoli, incidevano una ferita sulle dita con un coltellino o una lametta, tenevano in mano santini che bruciavano, spacciavano droga, sognavano di prendersi tutto il Piemonte. Eccolo il primo pezzo del racconto del nuovo pentito di ‘ndrangheta Nicodemo Ciccia, 43 anni, ex affiliato al locale di Cuorgnè, che un anno e tre mesi fa ha deciso di collaborare con la giustizia e vuotare il sacco.
Leggi tutto l’articolo su La Stampa di Torino
http://www.lastampa.it/2015/01/17/cronaca/al-processo-minotauro-parla-lex-affiliato-della-ndrangheta-ora-collaboratore-di-giustizia-xpPrlcjGRq5V2PfxXIeGCP/pagina.html

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Il triangolo industriale colonizzato dalla ’ndrangheta (con Alessandria al centro)

Il triangolo industriale (con Alessandria al centro) colonizzato dalla ’ndrangheta. Lassù, dove “la mafia qui da noi non esiste”, il castello di omertà per convenienza e quieto-vivere scricchiola sempre di più.
09/12/2014

Secondo la DNA a Milano e dintorni le ‘ndrine si sono organizzate in 15 “locali” con oltre 500 affiliati. In Liguria già sede storica di imponenti attività di riciclaggio e usura, la ’ndrangheta considera strategico l’insediamento nel Ponente in quanto agevole passaggio per la Francia. Intanto in Piemonte la presenza stabile e strutturata di questa organizzazione criminale ha creato proprie basi (almeno 11 “locali”) utilizzando lo schema operativo della colonizzazione.

Notizia del 9 dicembre 2014, a seguito dell’operazione denominata “Marcos”, la DIA e la Procura di Torino hanno disposto il sequestro di beni per 18 milioni e messo sotto sorveglianza speciale 5 membri della famiglia Marando, radicata in Piemonte da decenni.

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Al Nord, come a Roma capitale o come nello stesso Sud, la soluzione però non è azzerare tutto favorendo così la creazione di spazi vuoti da far ulteriormente colonizzare alle mafie. Il nemico non sono le Istituzoni, i partiti o le imprese. Il nemico sono le forze criminali che tentano in continuazione di corrompere le Istituzoni, i partiti e le imprese, complice il castello di omertà per convenienza e quieto-vivere di troppi dirigenti e cittadini onesti ma distratti.

Se lo Stato si è ammalato di corruzione è anche a causa della trentennale distrazione e de-responsabilizzazione di almeno due generazioni. Sopprimere il malato non è la soluzione, ma certo per curarlo servirà ora l’impegno di tutti, senza deleghe o portavoce. La speranza è che non si riduca tutto a una sfida tecnicista per Authority e Magistrati, ma piuttosto si traduca in una vitale sfida culturale per tutti che, a partire dalla scuola e dalla politica, veda necessariamente impegnate in prima linea soprattutto le nuove generazioni.

Leggi ancora sui quotidiani online del 09/12/2014:

http://www.ansa.it/legalita/rubriche/cronaca/2014/12/09/ndrangheta-piemonte-dia-sequestra-beni-per-18-milioni_64c8f566-01b1-43a0-b017-f01580fbbc8b.html

http://www.gazzettadelsud.it/news/119725/Lombardia–Piemonte-e-Liguria-colonizzate.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/09/ndrangheta-in-piemonte-confisca-18-milioni-euro-famiglia-marando/1259805/