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Primi in Piemonte, secondi in Italia! Un risultato straordinario della delegazione FAI di Alessandria, anche grazie a Libera Piemonte ed al gemellaggio con Cascina Saetta

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I luoghi del cuore 2016: il video dei primi dieci classificati


 

Prosegue a Tortona la presentazione di “Visti da dentro” di Paolo Bellotti

Hanno preso il via anche a Tortona gli appuntamenti dei “Cento passi verso il 21 marzo”.  Martedì 28 febbraio, alle 21.00, presso la Libreria Namastè di via Sarina 31 a Tortona (AL), si replica la presentazione del libro “Visti da dentro” di Paolo Bellotti. Quattro storie vere raccolte dentro il carcere di Alessandria. Con la partecipazione dell’autore. A cura del Presidio Piersanti Mattarella di Tortona

La presentazione del libro di Bellotti sarà l’occasione per riflettere sulla realtà penitenziaria partendo da un inedito punto di vista, quello delle storie di vita dei detenuti. L’autore infatti svolge l’attività lavorativa di funzionario pedagogico al carcere di Alessandria, ed è proprio dalla sua esperienza sul campo che ha tratto gli spunti per il romanzo.

Un vecchio contadino fratricida, uno straniero che ha ucciso per gelosia, un agente segreto e un camorrista: sono questi i protagonisti delle quattro storie narrate dall’autore che serviranno come spunto per confrontarsi sulla realtà penitenziaria italiana e per entrare, con gli occhi dei protagonisti del romanzo, in un mondo ancora poco conosciuto ai più.

L’incontro è organizzato in vista del 21 marzo, XXII giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia.

“Visti da dentro”, al pub si discute del carcere con Bellotti e Libera

Hanno preso il via anche a Novi Ligure gli appuntamenti dei “Cento passi verso il 21 marzo”.  Mercoledì 22 febbraio, alle 18.00, presso il Saint George Pub di via Gramsci 23 a Novi Ligure, si terrà la presentazione di “Visti da dentro”, il libro dell’alessandrino Paolo Bellotti, che parteciperà all’incontro.

La presentazione del libro di Bellotti sarà l’occasione per riflettere sulla realtà penitenziaria partendo da un inedito punto di vista, quello delle storie di vita dei detenuti. L’autore infatti svolge l’attività lavorativa di funzionario pedagogico al carcere di Alessandria, ed è proprio dalla sua esperienza sul campo che ha tratto gli spunti per il romanzo.

Un vecchio contadino fratricida, uno straniero che ha ucciso per gelosia, un agente segreto e un camorrista: sono questi i protagonisti delle quattro storie narrate dall’autore che serviranno come spunto per confrontarsi sulla realtà penitenziaria italiana e per entrare, con gli occhi dei protagonisti del romanzo, in un mondo ancora poco conosciuto ai più.

L’incontro è organizzato in vista del 21 marzo, XXII giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia.

Addio a Ivan Cicconi, che già sei anni fa, con Libera, denunciò il rischio di infiltrazione mafiosa sulle grandi opere del nostro territorio

Ivan Cicconi, ingegnere esperto di infrastrutture e di appalti pubblici, ci ha lasciato. È stato blogger e collaboratore del Fatto Quotidiano. È stato direttore dell’Associazione Nazionale Itaca, Istituto per la Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale, organo tecnico della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province autonome. Dal 2010 è stato consulente della Comunità Montana Valdisusa-Valsangone per il progetto TAV/TAC Torino-Lione. Dal 2013 è stato Membro del Comitato regionale per la trasparenza degli appalti e la sicurezza nei cantieri della Regione Lombardia.

Ha spesso collaborato con Libera e con i suoi Osservatori, anche in Piemonte e ad Alessandria. Ci piace ricordarlo nel suo lato umano, nei piccoli ricordi quotidiani, a cena assieme, o quando smarrì la sua carta di identità in albergo qui ad Alessandria (poi ritrovata!).

Ma soprattutto lo ricordiamo per il suo lavoro.  Come nel suo intervento alla nostra Giornata di studio su mafia e appalti del 4 marzo 2011 quando, pochi mesi prima degli arresti eccellenti per mafia dell’operazione Albachiara e con oltre cinque anni di anticipo rispetto alle operazioni Alchemia e Arka di Noè del 2016, denunciammo a chi solo oggi si accorge che la ‘ndrangheta esiste nel Basso Piemonte, i rischi che si sarebbero puntualmente materializzati negli anni a seguire in tema di grandi opere nel nostro territorio e, più in generale, di radicamento delle ‘ndrine in provincia di Alessandria.

Anche Libera Alessandria si unisce nell’abbraccio alla famiglia di Ivan Cicconi.

 

Libera contro le infiltrazioni mafiose nell’Alessandrino

Stefano Summa (dialessandria.it)

Operazione Triangolo, Alchemia, Arka di Noè. Questi i nomi delle tre inchieste che, nell’ultimo biennio, hanno lambito la provincia di Alessandria, tirando in ballo la presenza oscura e pericolosa della ‘ndrangheta. Un’infiltrazione accertata in precedenza in sede giudiziale. Secondo le ipotesi degli inquirenti, le mani delle “mafie del nord” si sarebbero allargate nuovamente nel nostro territorio, con ipotesi di reato come traffico illecito di rifiuti, corruzione, intestazione fittizia di beni e società, concussione e turbativa d’asta. Accuse pesanti che hanno coinvolto anche il settore del movimento terra e i cantieri del Terzo Valico.

Carlo Piccini #2Di fronte a ciò, all’impegno delle forze dell’ordine e della magistratura è complementare il lavoro della società civile nel sensibilizzare alla penetrazione della criminalità organizzata. Ne fa la principale ragione d’esistere Libera, come la definisce il suo referente provinciale Carlo Piccini, “un’associazione di associazioni, diverse per vocazione e missione, con gli obiettivi comuni dell’antimafia sociale e della legalità democratica”. Presente nell’Alessandrino dal 2008, il consorzio ha portato avanti nell’anno appena concluso progetti di largo respiro sul contrasto al gioco d’azzardo patologico (“che ci interessa per le conseguenze legate ai fenomeni di sovraindebitamento, usura ed estorsione”). Inoltre, ha potuto finalmente recuperare Cascina Saetta, il primo bene confiscato in provincia.

leggi tutto l’articolo su:

www.dialessandria.it

Online la rete dei “Numeri pari”.

La rete dei “Numeri pari ha come obiettivo il contrasto alla disparità ed alla disuguaglianza sociale a favore di una società più equa, fondata sulla giustizia sociale ed ambientale. Si impegna a rafforzare l’azione tra “eguali” nei territori, costruendo iniziative locali che uniscano tutte le forze delle diverse organizzazioni e dei cittadini disponibili ad impegnarsi in azioni ed interventi concreti, dando luogo a significative sperimentazioni che forniscano idee e gambe per un effettivo welfare municipale.

Numeri Pari è promossa da Gruppo Abele, Libera, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) e Rete della Conoscenza, a cui stanno aderendo centinaia di realtà sociali diffuse su tutto il territorio nazionale, tra associazioni, cooperative, parrocchie, reti studentesche, comitati di quartiere, campagne, progetti di mutualismo sociale, spazi liberati, reti, fattorie sociali e semplici cittadini che condividono l’obiettivo di garantire diritti sociali e dignità a quei milioni di cittadini a cui sono stati sottratti in questi anni nel nostro Paese. L’iniziativa prende idealmente il testimone dalla campagna Miseria Ladra, promossa negli anni scorsi con le stesse finalità, e dall’incontro mondiale del 5 novembre scorso dei movimenti popolari con papa Francesco.

“Numeri pari” sottende uguale dignità tra tutti gli attori. La rete dei Numeri Pari si articola in Nodi territoriali composti dai soggetti aderenti che in maniera autonoma portano avanti attività, vertenze e progetti sui territori, condividendo a livello nazionale l’impegno e gli obiettivi definiti dal documento generale promosso da tutti i soggetti della rete. I Numeri Pari portano avanti forme di democrazia partecipativa e comunitaria che garantiscono orizzontalità, massima partecipazione e trasparenza nella presa di decisione, rispondendo così alla grave crisi della rappresentanza politica che continua a ridurre gli spazi della partecipazione e della deliberazione, aumentando ulteriormente le disuguaglianze. La rete dei Numeri Pari costruisce un’alleanza orizzontale che in ogni realtà locale autonomamente decide il da farsi, converge o confligge con l’Amministrazione in base alle diverse assunzioni di responsabilità da parte della stessa.

La Rete dei Numeri Pari non pretendere di generare una nuova struttura, ma promuove il coordinamento di quelle esistenti ed il lavoro condiviso; sviluppa strumenti e opportunità di cooperazione nel territorio, in luoghi dove non esistono; mette a disposizione meccanismi di partecipazione in modo che siano sostenibili non solo per gli attivisti, ma per la cittadinanza in generale; promuove attività e progetti che rafforzano la partecipazione, prendendo decisioni che siano vincolanti.

Il movimento dei Numeri Pari fa parte dei Movimenti Popolari protagonisti del 3° incontro mondiale che si è tenuto a Roma lo scorso 5 novembre su iniziativa di Papa Francesco. Le parole pronunciate il 5 novembre scorso da Papa Francesco a conclusione dell’incontro, sono state emblematiche ed insieme al documento emerso dall’incontro con i Movimenti Popolari rappresentano un importante riferimento per il nostro movimento a livello globale. Condividiamo lo stesso pianeta, la stessa casa comune, nostra Madre Terra. Per questo il movimento dei Numeri Pari si rivede nella visione dell’ecologia integrale che mette al centro la necessità urgente di un cambio strutturale definitivo del modello produttivo e di sviluppo. Condividiamo l’invito di Papa Francesco sulla “necessità di un cambiamento perché la vita sia degna, un cambiamento di strutture” e ci piace il forte sollecito rivolto a tutti noi, “inoltre voi, i movimenti popolari, siete seminatori di cambiamento, promotori di un processo in cui convergono milioni di piccole e grandi azioni concatenate in modo creativo, come in una poesia; per questo ho voluto chiamarvi “poeti sociali”; e abbiamo anche elencato alcuni compiti imprescindibili per camminare verso un’alternativa umana di fronte alla globalizzazione dell’indifferenza:

1. mettere l’economia al servizio dei popoli;

2. costruire la pace e la giustizia;

3. difendere la Madre Terra.”

13 gennaio 2017: è tempo di verifica

Una serata dal bilancio più che positivo quella del 13 gennaio 2017 presso la sala conferenze dell’Associazione Cultura&Sviluppo di Alessandria.

A cinque anni dagli impegni assunti con Libera durante la campagna elettorale dal Sindaco Rita Rossa (vedi qui le video interviste di TUTTI i candidati del 2012), era necessario iniziare un percorso di verifica su quanto effettivamente realizzato.

Si è scelta la formula dell’”audit”, ovvero una valutazione da parte di soggetti indipendenti (in questo caso sono state interpellate dieci firme dell’informazione locale e regionale) che hanno posto domande sia generali che specifiche al Sindaco sulla piattaforma AL10, con tempi definiti per le risposte.

Una formula forse un po’ troppo “anglosassone” per la sensibilità e le consuetudini nostrane, ma che si è rivelata, a nostro giudizio, la migliore possibile visti i tempi e la vastità degli argomenti.

La serata era in diretta streaming, il Sindaco ha risposto nei tempi e non si è sottratta a nessuna delle domande e, dopo un prima valutazione a caldo, sarà ora possibile da parte di tutti rianalizzare con la dovuta calma i contenuti dell’audit, ed eventualmente richiedere per iscritto ulteriori chiarimenti a Rita Rossa ed alla attuale Giunta.

Tale possibilità, oltre che alle associazioni aderenti a Libera, è naturalmente aperta ai giornalisti presenti alla serata (a cui va nuovamente il nostro ringraziamento per la disponibilità e la professionalità prestata) ed a tutti i cittadini interessati, lasciando commenti firmati agli articoli sul sito di AlessandriaNews (mediapartner di Libera per AL10) o tramite email da inviare a [email protected].

Rita Rossa a fine serata ha dato la disponibilità di rispondere ad ulteriori domande e richieste di approfondimenti che dovessero pervenire nei prossimi giorni. Nell’ambito delle nostre possibilità, tutte le domande sottoscritte per il Sindaco che ci perverranno tramite email, verranno nei prossimi giorni raccolte e inoltrate all’Amministrazione Comunale per le risposte e gli approfondimenti necessari da parte della Giunta. Risposte che volentieri ripubblicheremo anche sui nostri blog.

In ogni caso, nel merito della serata, da sottolineare fin da subito alcune carenze tecniche emerse sulla piena accessibilità pubblica e trasparenza del sito internet del Comune (punto 5 di AL10) e la disponibilità del Sindaco di valutare, con l’ufficio legale del Comune, la possibilità di costituirsi parte civile nei processi penali contro attività criminali di stampo mafioso (punto 3 di AL10), che dovessero confermarsi a seguito delle recenti operazioni condotte dalle Forze dell’Ordine sul nostro territorio (in particolare Triangolo 2015, Alchemia e Arka di Noè 2016).

Resta infine inteso che, a chiunque dovessere vincere le prossime elezioni amministrative del 2017, sarà richiesta analoga disponibilità al confronto partecipato.

Le mafie si sono già radicate anche al nord da almeno ventanni, con o senza grandi opere. Riteniamo quindi che, come Libera e in generale come cittadini appartenenti ad una “società responsabile”, all’indispensabile componente politica rappresentativa, una società democratica che si dica convintamente antimafia debba necessariamente riscoprire anche la sua componente partecipativa. Per questo contiamo che il monitoraggio civico diventi, prima possibile, una cultura davvero diffusa e trasparente.

Clicca qui per rivedere e riascoltare l’intera serata

Auguriamo un 2017 ricco di soddisfazioni! Con un occhio di riguardo alla ‘ndrangheta del Tortonese e dintorni…

IMG_20160321_101657Abbiamo appena concluso la ormai tradizionale raccolta fondi natalizia di Libera a Tortona, che quest’anno si è svolta per sostenere i progetti provinciali di contrasto al gioco d’azzardo patologico. Un doveroso e grato applauso, per lo splendido lavoro svolto, va senza dubbio al Presidio di Libera “Piersanti Mattarella” di Tortona ed al Comune di Tortona, che anche quest’anno ha voluto patrocinare l’iniziativa.

Il 2016 si è concluso ma, guardando indietro agli ultimi anni trascorsi e rileggendo le cronache giudiziarie recenti dal nostro territorio, è proprio Tortona a spiccare tra tutti i centri zona per quanto concerne la ricorrenza della parola ‘ndrangheta.

Ciò non è necessariamente da attribuire ad una presenza mafiosa più pervicace che in altri territori, anzi. Piuttosto forse ad una più attenta azione di contrasto e conseguente emersione del fenomeno. Sta di fatto che Tortona e tutto il basso Tortonese dovranno meritare, nel nuovo anno, buona parte della nostra attenzione. Ripercorriamone in sintesi le ragioni.

Era il settembre 2011 quando la Questura di Alessandria disponeva il sequestro di beni per cinquecentomila euro ad Antonio Maiolo, di Sale, per reati collegabili alla ‘ndrangheta. Una vita passata tra Sale e Tortona, 70 anni, risultava nullatenente. Si trattava del primo sequestro preventivo di beni effettuato in provincia di Alessandria su indizi relativi a persone che, secondo le indagini, erano collegate ad organizzazioni criminali. Maiolo oggi risulta condannato in via definitiva per 416bis, con sentenza confermata in Cassazione (Penale Sent. Sez. 5 – Num. 31666 – Anno 2015. Presidente: Lapalorcia Grazia. Relatore: Bruno Paolo Antonio. Data Udienza: 03/03/2015).

L’allora Questore Filippo Dispenza commentava così l’accaduto in conferenza stampa:”Nessun territorio italiano può dirsi esente da infiltrazioni di criminalità organizzata e l’indagine nei confronti del Maiolo lo dimostra: è durata diversi mesi ed estesa a tutto il territorio nazionale. L’operazione, oltre al fatto di essere intrinsecamente complessa è di assoluto rilievo in quanto si inquadra a pieno titolo nella strategia, ormai consolidata, di aggressione ai patrimoni che si presume siano frutto dell’attività criminale come strumento più efficace per il contrasto del fenomeno mafioso”.

Parole sante e che oggi diremo anche profetiche. Spiace solo sottolineare che quei beni in Comune di Sale, oggi confiscati in via definitiva, siano ancora lì inutilizzati, anche se le esigenze concrete ed i progetti di possibile riuso sociale ai sensi della L.109/96 certamente non mancherebbero. Speriamo solo di non dover attendere anche qui nove anni come per Cascina Saetta…

A tale proposito, nel febbraio 2012 nella vicina Bosco Marengo, sempre tra Alessandria e Tortona e proprio ad un paio di chilometri da Cascina Saetta (primo bene confiscato alle mafie in provincia), il Tribunale di Alessandria aveva disposto il sequestro di beni per circa un milione di euro riconducibili a Bruno Pronestì, che si era anche “dissociato”, ma che secondo l’accusa ricopriva il ruolo (“dote”, in gergo mafioso) di capo-locale della ‘ndrangheta del basso Piemonte, un territorio esteso dalla Valle Scrivia all’Albese. Arrestato nel mese di luglio del 2011 nell’ambito dell’operazione “Maglio-Albachiara”, accusato per associazione a delinquere di stampo mafioso, viene poi condannato in via definitiva con la stessa sentenza confermata in Cassazione il 3 marzo 2015, assieme a Maiolo ed altri. Dell’operazione Albachiara avevamo trattato in più occasioni.

Nell’aprile 2014 un altro “tortonese” approda alle cronache locali per legami con la ‘ndrangheta. Lo si apprende durante una conferenza stampa alla presenza del comandante della compagnia di Tortona Roberto Ghiorzi e del vice comandante della Guardia di Finanza di Tortona Antonio Iannotta e coinvolge un calabrese che per sei anni ha vissuto a Tortona in via Verdi: Antonino Ditto, originario di Seminara, ma che dal 2007 al 2013 aveva vissuto a Tortona. Nei confronti di Ditto viene emesso un provvedimento restrittivo della libertà personale. La polizia ritiene che sia uomo di fiducia della cosca Santaiti-Gioffrè. Il nome di Ditto era emerso nell’operazione che, nel 2013, aveva portato all’arresto a Castelnuovo Scrivia (anche qui un Comune del basso Tortonese) di Sebastiano Strangio, personaggio secondo l’accusa coinvolto niente meno che nella strage di Duisburg: la patente che Strangio aveva esibito alle forze dell’ordine che lo avevano fermato e poi riconosciuto come tale, era intestata a Ditto. Avevamo parlato di Strangio qui.

Antonino Ditto, nel 2007 era arrivato a Tortona assunto dalla azienda EdilDerthona del noto imprenditore tortonese Francesco Ruberto, titolare di numerose aziende nel campo dell’edilizia e del movimento terra.

Francesco Ruberto, oggi 52 anni, residente lungo la S.P. per Villaromagnano (Fraz. Mombisaggio), nel febbraio 2014 era stato anche lui sottoposto a provvedimento restrittivo della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza con obbligo di soggiorno. La richiesta di restrizione della libertà era stata effettuata dal Questore di Alessandria e rientrava nella fattispecie di cui all’art. 4 c. 1 lett. b D. Lgs. 159/2011, ovvero il Codice delle leggi antimafia, delle disposizioni in materia di documentazione antimafia e delle misure di prevenzione.

Nel giugno 2014 il comandante provinciale della Guardia di Finanza Antonio Borgia, durante la conferenza stampa di presentazione del dati sull’attività svolta nei primi cinque mesi dell’anno su tutto il territorio provinciale, sottolineava la vicenda che aveva coinvolto Francesco Ruberto come una di quelle di cui si era occupato maggiormente, e di cui si sta stava occupando ancora, il Gruppo di Tortona, a significare la grande attenzione che le fiamme gialle tortonesi stavano già mettendo per controllare i radicamenti mafiosi in quel territorio.

Era già nell’aria da tempo, ma nel febbraio 2015 arriva la notizia che la Direzione Investigativa Antimafia di Genova pone sotto sequestro numerosi beni immobili e mobili riconducibili ai fratelli Aldo ed Ercole Gaglianò, ritenuti affiliati alla famiglia Facchineri di Cittanova. Ne avevamo già parlato qui. I beni, sequestrati tra Tortona e Cittanova per un totale di circa due milioni e mezzo di euro, sarebbero secondo gli inquirenti di provenienza illecita e di valore sproporzionato rispetto alla situazione patrimoniale accertata. Giuseppe Gaglianò, padre dei due, era stato ucciso, a Genova, nel 1978, nell’ambito della “faida di Cittanova” che vedeva contrapposti la `ndrina “Facchineri” da un lato e quella “Raso-Gullace-Albanese” dall’altro, mentre il fratello Luciano era stato assassinato, sempre a Genova, nel 1991, da parte di esponenti della consorteria “Fiandaca-Emanuello”, propaggine della famiglia “Madonia”, di cosa nostra nissena. Si tratta peraltro della stessa cosca “Fiandaca-Emmanuello” di Genova a cui viene collegato Rosario Caci, soggetto a cui nel 2005 venne confiscato l’immobile oggi recuperato, anche grazie a Libera, e noto come Cascina Saetta a Bosco Marengo (in memoria del giudice Antonino Saetta e del figio Stefano, assassinati il 25 settembre 1988, proprio per ordine dei “Madonia”).

Nel 2015, scatta l’operazione “Triangolo”. Qui il nostro post dell’epoca.

A seguito di una serie di misure cautelari scattate con l’operazione Triangolo sul traffico illecito di rifiuti tra Lombardia, Piemonte e Liguria, risultava come del materiale contenente rifiuti venisse destinato alle cave del tortonese e in altri siti, in particolare a cantieri edili. Tra le molte conseguenze dell’inchiesta, al Gruppo degli imprenditori tortonesi Giorgio e Alberto Franzosi la Prefettura di Alessandria aveva disposto l’esclusione della cosiddetta “white list”, ovvero il registro delle imprese non sospettate di infiltrazioni mafiose. Il provvedimento della Prefettura aveva avuto come conseguenza anche la perdita di appalti pubblici in corso, come quelli del Terzo Valico dei Giovi. Dall’inchiesta emergevano, oltre al traffico dei rifiuti, anche legami con altre ditte già colpite da provvedimenti antimafia, come la Ruberto Srl. Tra le accuse rivolte ai Franzosi ci sarebbe infatti anche il conferimento, a seguito di un accordo stretto con Francesco Ruberto, di 2.880 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, dal 2001 al 2013. Esisterebbero quindi elementi che indicano la “sussistenza di interessi comuni tra i Franzosi e Francesco Ruberto, comprovate da una comune partecipazione nella società Effebigi Srl (essendone soci tanto Giorgio Franzosi quanto lo stesso Ruberto”). Il Tar del Piemonte, con sentenza pubblicata nel maggio 2016, ha respinto il ricorso presentato dalla Franzosi contro la mancata iscrizione delle ditte nel registro delle imprese non sospettate di infiltrazioni mafiose, ossia la cosiddetta white list.

Ma il 2016 nel Tortonese si era già aperto con le battute finali del processo, iniziato nel dicembre del 2012, nei confronti di un gruppo di calabresi: i fratelli Aldo ed Ercole Gaglianò, Maurizio Gerace e Francesco Ruberto. Nomi ricorrenti a Tortona…

I due fratelli vennero arrestati poco prima del Natale 2011 dagli uomini della GdF per un’estorsione ai danni di Andrea Iovino, commerciante di auto, per circa 20 mila euro: i due vennero ripresi mentre intascavano il denaro dalla telecamera di sicurezza proprio della casa di Aldo, situata a Vho (Frazione di Tortona). A Francesco Ruberto invece veniva contestata la intermediazione fittizia di beni. Il processo si era svolto in numerose udienze nel corso delle quali gli imputati avevano contestato le accuse, dichiarandosi innocenti o, per gli imputati minori, minimizzando la propria posizione. Addirittura i fratelli si erano dichiarati vittime della ‘ndrangheta che uccise il loro padre, negando qualsiasi vicinanza con la potentissima famiglia Facchineri di Cittanova, paese di origine dei Gaglianò e di Gerace (un esponente della famiglia Facchineri venne anche ucciso a fucilate a Castellar Guidobono, sempre vicino a Tortona).

Alla fine, mercoledì 18 dicembre 2016, è arrivata la sentenza. Aldo Gaglianò, 58 anni, abitante a Vho, risultato colpevole di tutti i capi d’imputazione, è stato condannato a 9 anni e 8 mesi di reclusione e 8 mila euro di multa (la richiesta era stata di 18 anni), il fratello 61enne Ercole, via Rinarolo, anche lui ritenuto responsabile di tutti i capi d’accusa ha avuto la condanna a 7 anni e 8 mesi e 6.800 euro di multa (richiesti 10 anni e 4 mesi); Gerace, 35 anni, già domiciliato lungo la statale per Sale, ritenuto responsabile di estorsione, ha avuto la condanna a 8 anni e 4 mesi e 5 mila euro (richiesti 10 anni) mentre Francesco Ruberto, oggi 52 anni, abitante alla frazione Mombisaggio, accusato di intermediazione fittizia, è stato condannato a 2 anni (richiesti 3). Per i principali imputati il tribunale ha riconosciuto l’aggravante mafiosa.

Il 2016 si chiude quindi con la stessa vicenda in odore di ‘ndrangheta con cui lo avevamo aperto, quasi a confermare il territorio Tortonese come nostro “sorvegliato speciale” per il 2017.

Nel frattempo il coordinamento provinciale di Libera Alessandria, assieme a Libera di Genova, sta studiando e seguendo da vicino le O.C.C. e le vicende collegate all’Operazione “Triangolo” del 2015 e alle successive “Alchemia” e “Arka di Noè” del 2016. Tutte operazioni con importanti risvolti di ‘ndrangheta che riguardano il Tortonese e la Valle Scrivia, e di cui ci siamo già occupati qui.

Ce ne occuperemo ancora…

BUON 2017 A TUTTI !

Inaugurata la Raccolta fondi di Natale: con Libera, tutti i giorni fino al 24 dicembre!

libera-freccia-natale2016-tA Tortona (AL). Il Presidio Piersanti Mattarella vi aspetta in via Pelizzari 6
Da Lunedì a Domenica ore 15-19. Sabato e Domenica anche mattino ore 9-13

Antimafia, terrorismo e Csm. Come e perché occuparci di una non-notizia

index“I fatti e le decisioni che concorrono alla tenuta e alla coesione di un sistema sociale sono spesso quelli meno proclamati e meno avvertiti: insomma non fanno notizia”.

Così Renato Balduzzi, nella sua rubrica Pane e giustizia uscita su Avvenire, ha inteso portare l’attenzione sulla recente approvazione da parte del Csm del programma di lavoro anti mafia-terrorismo-corruzione, che da oltre un trentennio costituisce uno strumento, progressivamente sviluppato e migliorato, di informazione e monitoraggio, di supporto e coordinamento alle attività di contrasto di questi fenomeni.
Per leggere il testo dell’articolo, clicca sul seguente link:

    Pane e giustizia – 16 dicembre 2016